Dott. Luigi Antonio Perrotta
Giovanni Starace – Psicoanalisi per non credenti. Gli sguardi Franco Angeli 2025
Vorrei presentare il testo del professor Giovanni Starace a partire da un’associazione che mi ha evocato all’opera: Fuga dalla critica di Pere Borrell del Caso.

Opera titolo originale: Escapando de la crítica (1874)
Titolo in italiano: Sfuggendo alla critica o Fuga dalla critica
Autore: Pere Borrell del Caso
Il dipinto raffigura un personaggio che tenta attivamente di uscire da uno spazio bidimensionale, simboleggiando il superamento dell’illusione e del conformismo artistico e il tentativo di trovare un nuovo modo di guardare la realtà. È evidente anche l’espressione di terrore per questo movimento, per questa scelta, temuta e desiderata.
Trovo in questa rappresentazione pittorica un aspetto centrale dello spirito del lavoro di Starace che scrive: «Penso di aver avuto nella mia vita una certa propensione alla sperimentazione e cioè una naturale motivazione ad attraversare territori poco frequentati (…) Non ho esitato a sperimentare situazioni inedite e a immergermi in esse, ho provato il piacere di scoprire, anche con un certo rischio, che la vita può offrire tante opportunità, non sempre omogenee alle attività e i progetti del momento, e che queste vadano prese senza indugi» (Starace 2025, 8).
Questa libertà e questo desiderio di andare sempre oltre il noto, di scavalcare la cornice di una certa ortodossia – un’ortodossia che rischia di diventare vincolo alla ricerca creativa piuttosto che orientamento leale alla verità esperienziale di ciò in cui, come psicoanalisti, ci implichiamo – sono la cifra di tutto il testo.
La libertà, credo, si misuri proprio in quel territorio di disaccordo in cui è comunque possibile incontrarsi e dialogare. Starace fa di questo luogo uno dei suoi preferiti punti di partenza per ogni ricerca e attività.
La “curiosità” del titolo svela e conferma la peculiarità dell’opera: Psicoanalisi per non credenti si riferisce al rifiuto di ogni idea che può diventare ideologia. Starace esercita la pratica psicoanalitica sempre vivacizzata dall’incontro con la complessità delle questioni di cui si occupa, attento a che non diventi mai “religiosa” o pedissequa adesione ad un culto. Non occorre credere, occorre vedere e fare esperienza. Il libro accompagna il lettore in un percorso appassionato in cui l’autore condivide con genuinità e con generosità tanti momenti delicati del suo percorso di vita personale e professionale che danno forma e sostanza alle sue scelte e mostrano chiaramente il senso delle sue posizioni teoriche e cliniche. Nel complesso percorso formativo per diventare psicoanalisti, Starace regala una visione accurata di un modo di interpretare quella che Freud definisce “professione impossibile” (1937).
Starace scrive, evoca e tocca, mostrandoci il suo percorso teorico, clinico e culturale. Le conclusioni esposte, più che un risultato, mostrano un metodo per pensare e per riflettere altrettanto liberamente sul proprio stile personale rispetto agli interrogativi che l’autore stesso pone. Con un linguaggio sempre chiaro e con una grande fluidità narrativa, si scorre nella lettura mentre i contenuti restano, si sedimentano, aprono pensieri possibili, mobilitano domande.
Starace affronta diverse questioni centrali: il tema del gergo psicoanalitico, spesso troppo complesso, che rischia di perdere il contatto autentico con l’esperienza viva che la clinica propone. Un altro tema centrale è quello del setting con particolare riferimento a tutto quello che capita “fuori” falla seduta, confermando l’attenzione dell’autore per i dettagli che vanno “oltre”, “dietro le quinte”, particolari che hanno pieno diritto di essere oggetto di pensiero e di riflessione per il processo analitico.
Particolare attenzione viene offerta al tema della soggettività dell’analista quanto del paziente. Cosa significa parlare di soggettività? La formazione psicoanalitica è un altro punto nodale su cui l’autore riflette: la complessità, la specificità e l’enormità di un percorso che è un lavoro di trasformazione culturale, personale articolato e complesso. Un aspetto che mi ha particolarmente colpito è il tema della solitudine del terapeuta, elemento intimo e di difficile condivisione. Cosa accade in una stanza di analisi e cosa accade dentro l’analista? In un passaggio particolarmente significativo l’autore scrive: «In un cammino cosi solitario ci portiamo dentro un’infinità di storie, di scene, di aneddoti, di particolari insignificanti; la nostra mente impara a fare un uso accettabile di tanto materiale (…) ci portiamo dentro tanto dolore, tanta sofferenza. Anche quello, ma non solo quello (…) Più che storie compiute portiamo dentro di noi pezzi di storie, frammenti, semplici scene da quelle più banali a quelle più significative; e quasi sempre non ne conosciamo l’epilogo, eppure ci sono state raccontate e ripetute nel loro sviluppo, nella loro drammaticità, con personaggi più o meno significativi che invadono la scena. Infinite trame di romanzi che non riusciamo a scrivere. Restiamo preda di una curiosità irrisolta e irrisolvibile. Camminiamo nella nostra vita con uno strano ingombro: siamo portatori di vite altrui consegnate da coloro che hanno scelto noi per custodirle. Diventiamo depositari di tanti segreti, dei desideri più bizzarri e incomunicabili, di personaggi impresentabili: questa conoscenza così intima delle forme attraverso le quali l’animo umano può esprimersi è una vera ricchezza». (Starace 2025, 83).
Sono discussi punti della tecnica come: i colloqui iniziali che precedono la psicoterapia, il suo sviluppo, le sedute saltate, il pagamento e il particolare significato che questo ha all’interno del processo terapeutico. Una riflessione attenta sulle trasformazioni culturali degli ultimi decenni si definisce nello sviluppo del testo ed esplora le evoluzioni dei quadri diagnostici con cui ci si confronta, come disturbi della personalità, personalità borderline e narcisistiche, una sofferenza dominata da un profondo deficit della rappresentabilità e della pensabilità.
Il testo scorre mescolando creativamente articolate riflessioni cliniche, esperienze personali, critica sociale, costruendo una trama anche storica che offre una panoramica dello sviluppo del pensiero psicoanalitico in Italia.
Starace, in definitiva, ci regala un contributo che è testimonianza preziosa di un impegno lungo e costante, declinando l’attività clinica in situazioni marginali: carcere, comunità per tossicodipendenze. Visitando, inoltre, saperi vicini come la sociologia, l’antropologia, senza timore di contaminazioni che possono essere anche curiose e feconde se non necessarie. Custodendo un ascolto attivo e critico Starace invita ad essere pensanti, attuali, capaci di leggere la specificità delle situazioni cliniche incontrate per evitare che «la psicoanalisi diventi una forma di fondamentalismo regressivo che ha sempre bisogno degli impuri per poter esistere» (Starace 2025, 136) e mettendo in guardia da tutti gli insidiosi, e spesso formalizzati, ostacoli che vincolano un «pensiero libero, motivato da curiosità scientifica che rischia di essere neutralizzato e isterilito da discussioni inattuali» (Starace 2025, 136).
Il libro di Starace può essere pertanto un invito, un incontro, un ricordo, una testimonianza e posso definirlo vivo, proprio per la sua capacità di mobilitare diverse riflessioni. Quinodoz ci ricorda che «[…] Il modo migliore di mantenere viva l’eredità lasciata da Freud (così come ogni altro autore della psicoanalisi, aggiungerei) è quello di trasmetterne tutto il dinamismo istaurando un dialogo con lui attraverso ciò che ci ha affidato» (Quinodoz J. 2004). Dinamicizzare il dialogo, senza rigidità o pregiudizi non è semplice e trovo questa qualità una caratteristica preziosa dei contributi che si distinguono. A partire dalle esposizioni dell’autore, il lettore può iniziare un dialogo personale con le pagine e con i suoi contenuti.
Giovanni Starace ha insegnato Psicologia Dinamica e Psicologia Clinica all’Università di Napoli Federico II. È membro della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica (S.I.P.P.). Oltre a numerosi saggi, ha scritto Il racconto della vita. Psicoanalisi e autobiografia (Bollati Boringhieri, 2004); Gli oggetti e la vita. Riflessioni di un rigattiere dell’anima sulle cose possedute, le emozioni, la memoria (Donzelli, 2013); Vite violente. Psicoanalisi del crimine organizzato (Donzelli, 2014); Testimoni di violenza. La camorra e il degrado sociale nel racconto di dieci detenuti (Donzelli, 2020).
Bibliografia
Freud S. (1937). Analisi terminabile e interminabile. O.S.F. 11. Torino: Bollati Boringhieri Editore, 1979.
Starace G. Psicoanalisi per non credenti. Gli sguardi. Milano: Franco Angeli, 2025.
Quinodoz J. Leggere Freud. Scoperta cronologica dell’opera di Freud. Roma: Borla Editore, 2005






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