La psicoanalisi è di Freud?
Se consideriamo la biologia, uno dei primi nomi che la nostra mente associa a questa disciplina è Charles Darwin. Se pensiamo alla fisica, altrettanto, un pilastro geniale, nonché una svolta epocale, si condensano nell’immagine di Albert Einstein. Se pensiamo alla medicina si figura nella nostra mente Ippocrate e le prime discussioni sul mente corpo, sugli umori ecc. È innegabile che se pensiamo alla psicoanalisi pensiamo a Sigmund Freud, padre e cultore di questa disciplina.
È anche chiaro che nessuno di queste brillanti personalità scientifiche ha lavorato fuori da un contesto storico di riferimento, con un preciso modo di lavorare ed interpretare il mondo in un periodo che ha dato loro possibilità, modo e tempo di sviluppare le loro intuizioni, validare i loro ragionamenti ed esprimere le loro congetture applicazioni che via via si sono sviluppate nel corso della storia, confermando, modificando e ricostruendo concetti, teorie e tecniche a partire dagli assunti iniziali. Questo significa anche che questi esponenti di alcuni degli ambiti della scienza, hanno dei predecessori che hanno rappresentato la loro base da cui sono partiti per svilupparsi come scienziati, a loro volta modificando, dando svolte importanti a questioni affrontate in modi diversi, dando nuovi modelli di interpretazione e comprensione dei fenomeni indagati, ampliando idee e portando lo sguardo su altri elementi, approfondendo ciò che non era stato ancora approfondito e sviluppando nuovi modelli di conoscenza.
Ogni progresso della scienza, quindi, poggia su un percorso che lo precede ed è esso stesso una base per quanto seguirà.
Pensare alla psicoanalisi come una scienza compatta, finita, dogmatica, sintetizzata in maniera immobile, significherebbe fare un grave errore teorico, metodologico e soprattutto scientifico e culturale.
In un lavoro specialistico curato da: N. Abraham M. Torok, “La scorza e il nocciolo”, si approfondisce in un capitolo dedicato allo studio delle fobie (dal nome: Storia di paura Il sintomo fobico: ritorno del rimosso o ritorno del fantasma?) un cambiamento di prospettiva importante per la comprensione e la cura delle fobie stesse, un metodo di indagine che approfondisce, a partire da un caso pubblicato da Freud (fobia di un bambino di cinque anni, il piccolo Hans) le mancanze, gli errori, le imprecisioni e le questioni non esplorate dal padre della psicoanalisi. Questo modo di procedere mostra, riprendendo le parole degli autori “Il fatto che più di mezzo secolo dopo la relazione di questi casi da parte dell’inventore della psicoanalisi si sia giunti a punti di vista differenti dai suoi (e che inglobano un maggior numero di fatti) prova che la psicoanalisi non è una dogmatica, né un’arte del rivestimento, ma che, mettendo in opera i suoi metodi rigorosi, può progredire sulla via della teoria come su quella della pratica, come una scienza viva e sempre rinnovata”.
Si è evoluta la psicoanalisi?
Decisamente si e molte delle questioni che si affrontano oggi rivedono criticamente quelle del passato, le ampliano o le riorganizzano. Tuttavia, va riconosciuto a Freud l’immenso merito per aver dato il via ad una riflessione di una portata che ha modificato, seppure in diverse misure il modo di pensare all’uomo, alla sua salute e alla sua malattia. Freud ha scosso il sistema monolitico dello scientismo del XX secolo, i suoi studi hanno avuto riflessi sull’antropologia, sulla letteratura, su molti aspetti della medicina, sulla sociologia, sull’architettura, sulle arti e, in particolar modo, sulla psichiatria, sulla neurologia e sulla cura della sofferenza e del male mentale.
