La Psicoanalisi ci insegna che il passato è un elemento fondante il nostro presente e quest’ultimo, insieme al modo in cui progettiamo il nostro futuro, è comprensibile dando uno sguardo al nostro passato. Partire dalle origini, dunque, resta l’aspetto più importante per la comprensione delle cose, cogliendone le sfumature di significato, i movimenti espliciti ed impliciti e i percorsi, le deviazioni, insomma l’andamento stesso di una storia o di un fenomeno.
Cos’è la Psicoanalisi?
Per dare una prima risposta, dunque, partiamo dal passato, dalla definizione che Freud, padre della Psicoanalisi, ha organizzato per la forma di sapere e cura che definisce con il nome di Psicoanalisi:
1) Un metodo di esplorazione di processi psichici altrimenti non conoscibili, ignorati dalla coscienza. Perché inconsci.
2) Una teoria del funzionamento mentale che si fonda sul metodo che le è proprio. Una teoria costruita sull’esperienza clinica ed empirica.
3) Una cura, dunque una terapia, dei disturbi mentali.
La Psicoanalisi utilizza il metodo delle libere associazioni e lo strumento dell’interpretazione per consentire al paziente di ampliare la storia del proprio malessere e inserire la sua “stringa-sintomo” in un discorso più ampio all’interno del quale e attraverso il quale emergono i fantasmi inconsci più profondi che l’analista interpreta per consentire un ampliamento della conoscenza del paziente su sé stesso. Questo lavoro consente di legare materiale, che non è sotto la “luce” della coscienza, attraverso un continuo passaggio dal qui ed ora della situazione presente, al lì e all’allora della situazione passata. In questo processo il conflitto si libera dall’unica forma e modalità che ha per esprimersi: il sintomo o le varie costellazioni patologiche di cui il paziente soffre e acquisisce un significato maggiore e più pensabile.
Freud si allontana dall’uso della suggestione ipnotica per strutturare questo metodo che è insieme esplorativo e terapeutico che apporta trasformazioni strutturali profonde e durature nella personalità del paziente. Dunque la Psicoanalisi è, nel suo complesso impianto, una terapia che cura conoscendo e da questa conoscenza deriva le sue ipotesi rispetto al funzionamento mentale che osserva nella clinica.
Transfert?
Punto centrale della Psicoanalisi è il transfert. Freud non lo “scopre” subito, né riesce sin dall’inizio a comprenderne l’importanza – anzi inizia col considerarlo un ostacolo alla terapia – a scapito di alcuni pazienti, ma col tempo il transfert – ovverosia il trasferimento sull’analista, neutrale, delle costellazioni interne e relazionali del paziente – diventa il fulcro della terapia Psicoanalitica.
Una precisazione va offerta al concetto di neutrale, spesso distorto a favore di attribuzioni come “freddo e distaccato”, rispetto alla figura dell’analista. Come precisa Kernberg, “neutralità tecnica non significa indifferenza, distacco rispetto alle tematiche che emergono in analisi […] non significa che l’analista sia freddo e non umano, o che funzioni come uno specchio, significa unicamente che i suoi interventi sono tecnicamente neutrali […]”. L’analista prova ad offrire il suo peculiare spazio mentale per accogliere il paziente con la sua storia; l’analista si fa foglio (senza escludere le peculiarità del suo essere foglio) sui cui il paziente trascrive la sua storia.
La Psicoanalisi si fonda sull’analisi e sulla risoluzione del transfert, attraverso il metodo delle libere associazioni, utilizzando un setting (lettino, più sedute a settimana) che favorisca lo stabilirsi dello stesso transfert che si vuole analizzare, con la tecnica dell’interpretazione e dell’astinenza neutrale dell’analista. Il setting (lettino o vis à vis) non è dirimente per definire la Psicoanalisi dalla Psicoterapia Psicoanalitica ma è un aspetto sicuramente centrale che favorisce il lavoro stesso, e il tipo di setting è comune ad entrambe.
Cambiamenti e trattabilità
Freud, agli esordi della psicoanalisi, faceva una distinzione tra pazienti trattabili e non trattabili proprio sulla base della possibilità, da parte del soggetto, di realizzare un transfert (che implica particolari processi psichici e dunque un certo livello di funzionamento mentale: tra i processi difensivi utilizzati compaiono, la proiezione, lo spostamento, la coazione a ripetere). I pazienti più gravi: i cosiddetti pazienti con problematiche narcisistiche, pazienti psicotici, schizofrenici, non erano considerati in grado di fare transfert, cioè di entrare in una relazione terapeutica perché il loro disinvestimento dalla realtà è elevato e questo, agli albori della Psicoanalisi, sembrava essere un elemento che precludeva loro la cura psicoanalitica.
L’evoluzione del concetto di transfert, gli studi successivi sul narcisismo, sulle psicosi, hanno consentito un ampliamento teorico importante e hanno aperto la via alla trattabilità di questi pazienti permettendo, attraverso modificazione tecniche, di accedere a problematiche prima non trattabili.
Non solo aspetti legati alla psicopatologia ma anche il cambiamento della cultura, del modo di presentare ed elaborare la domanda di aiuto da parte dei pazienti, hanno aperto notevoli riflessioni rispetto alla cosiddetta “ortodossia psicoanalitica”.
Inizialmente il concetto stesso di transfert era limitato e anche la tecnica psicoanalitica si limitava all’analisi e alla cura dei disturbi nevrotici di soggetti adulti.
Col tempo lo spazio psicoanalitico si è ampliato. Non solo rivolta agli adulti, la clinica si è affacciata al mondo dell’infanzia – da qui le nutrite discussioni tra Melanie Klein e Anna Freud, rispetto all’analizzabilità o meno dei bambini – la Psicoanalisi si è addentrata in ben altre questioni sia in riferimento al target: adulti, bambini, gruppi, coppie sia rispetto alle questioni psicopatologiche: nevrosi, psicosi, disturbi della personalità, disturbi psicosomatici.Ampliando le aree di intervento a questioni cliniche diverse, si è costretti ad interrogarsi su inevitabili cambiamenti degli aspetti tecnici.
Psicoanalisi e Psicoterapia Psicoanalitica
La Psicoterapia Psicoanalitica è una cura psicologica che, come la Psicoanalisi, si fonda sulla teoria estrapolata dal metodo. Assume come proprio il metodo delle libere associazioni, quello del setting (lettino o vis à vis), con la tecnica dell’interpretazione. Entrano in scena anche interventi di sostegno o di confrontazione, (Psicoterapia Psicoanalitica di sostegno) non direttamente interpretativi del transfert in senso stretto. Trovandosi a trattare anche pazienti molto gravi non è esclusiva l’analisi e la risoluzione del transfert e il setting può subire modificazioni importanti, rispetto all’assetto classico, per consentire lo spazio più “comodo” per un certo tipo di pazienti (particolarmente gravi ai quali è impossibile la sottrazione dello sguardo così come avviene per il lettino; o che potrebbero non tollerare una relazione particolarmente forte con più sedute settimanali).
Cosa possiamo dire rispetto a queste precisazioni?
È evidente che alla cura si affacciano scenari che vanno ben oltre i riduzionismi teorici o di partito.
I livelli di interpretazione, sostegno, astinenza o di costruzione del setting più adeguato per quel tipo di paziente, sono questioni che si attraversano e si intrecciano sia se parliamo di Psicoanalisi sia se parliamo di Psicoterapia Psicoanalitica. In un processo di cura analitica diversi livelli si attraversano, potremmo dunque parlare di momenti psicoanalitici quanto di momenti psicoterapeutici.
Alcune questioni affrontate rispetto alla differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica possono essere così sintetizzate:
– Alcuni ne sottolineano la differenza rispetto alla sola tecnica interpretativa esplorativa che sarebbe, se non esclusiva, quantomeno predominante nella Psicoanalisi, diversamente da un’attenzione rivolta meno all’esplorazione quanto al raggiungimento della cura e risoluzione del conflitto o al sostegno del deficit (ricostruzione), per la Psicoterapia Psicoanalitica. Questa differenza influenzerebbe anche la tipologia di pazienti, prevalentemente nevrotici, in grado di sostenere il lettino e una frequenza elevata di sedute settimanali, per la Psicoanalisi; quanto l’accesso a pazienti più gravi, come gli psicotici, nella Psicoterapia Psicoanalitica, per cui non è immediata la possibilità di utilizzare lo strumento interpretativo come strumento esclusivo nella relazione clinica.
– Altri invece sottolineano che le differenze sono inesistenti in quanto in ogni cura Psicoanalitica si attraversano momenti psicoanalitici (esclusiva interpretazione del transfert, da momenti di psicoterapia che offre un bilanciamento diverso tra cura ed esplorazione e, pur considerando il transfert in azione non sempre lo interpreta né riconduce ogni espressione del paziente nell’orizzonte del transfert e nel lì e nell’allora della sua storia).
C’è chi definisce non Psicoanalisi ma Psicoterapia Psicoanalitica ogni impostazione di lavoro che non si orienti all’interpretazione come unico strumento di analisi ma inserisce anche aspetti di sostegno e rinforzo dell’Io piuttosto che frustrazione e astinenza tecnica. E chi considera questa “variazione” un aspetto peculiare della stessa Psicoanalisi che può essere tenuto a mente ma “temporaneamente” sospeso in situazioni di intervento diverse. In ogni caso i due aspetti si mescolano in proporzioni differenti in ogni processo di cura.
La differenza tra Psicoanalisi e Psicoterapia Psicoanalitica è una questione sempre meno dibattuta e discussa nelle società internazionali, consapevoli dei diversi livelli di lavoro che si intrecciano nel medesimo processo clinico, sottolineando la mobilità del terapeuta di adeguarsi alla particolarità del caso e calibrare interventi e il suo assetto nella relazione con il paziente.
Un esempio rappresentativo potrebbe essere proprio quello della Psicoanalisi infantile. Abbandonando il lettino e le libere associazioni a favore del gioco e della libertà di movimento – come modalità che il bambino ha di esprimere, rappresentare o agire i fantasmi del suo mondo interno – come si definisce questa variazione: “non Psicoanalisi” oppure un’evoluzione, nel rigoroso rispetto della teoria psicoanalitica, che consente applicazioni diverse del sapere e della teoria psicoanalitica?
L’ulteriore problema deriva anche dalla crescente frammentazione della stessa teoria con l’enfasi su alcuni aspetti piuttosto che su altri.
In ogni caso gli elementi costitutivi la cura psicoanalitica possono essere ricondotti ad una specifica teoria del funzionamento mentale derivata dall’esplorazione dei processi inconsci; all’attenzione offerta alle particolare dinamiche transferali e controtransferali che si muovono nella relazione di cura; infine all’attenzione allo strutturarsi del setting come spazio fisico e mentale in cui tutti gli elementi trovano possibilità di emersione e pensiero.
Le Psicoterapie Psicodinamiche?
Le cose diventano ancora più fitte se consideriamo, invece, tutte quelle forme di psicoterapia che, pur non rifacendosi strettamente alla teoria psicoanalitica, né considerando centrale il transfert e il controtransfert e l’assetto tecnico specifico sopra accennato, tengono a mente comunque una prospettiva dinamica dei processi psichici all’interno della relazione terapeutica. La nomenclatura “psicodinamica” si è affacciata nell’ambito della Psichiatria per intendere quel respiro offerto alla Psichiatria di stampo biologista che iniziò a tenere conto degli aspetti dinamici della mente e del suo funzionamento a più livelli e non più solo schiacciato sul biologico. Le Psicoterapie Psicodinamiche accorpano a sé altri aspetti teorici e tecnici che non si riferiscono necessariamente alla teoria psicoanalitica bensì anche ad altri orientamenti teorici. Propongono un lavoro che può anche non prevedere affatto il ricorso alla tecnica, al metodo, alla teoria o al setting psicoanalitici, pur tenendo presente, però, la complessa e profonda mobilità dei contenuti psichici e dell’aspetto dinamico degli stessi.
