Tecnica, tempo e spazio
Cos’è la cornice “psicoanalitica”?
Si definisce “cornice psicoanalitica”: setting, l’insieme delle condizioni necessarie per assicurare lo svolgimento ottimale del processo psicoanalitico. Queste condizioni vengono poste di comune accordo da paziente e analista. Il paziente è disteso sul divano e lo psicoanalista è seduto dietro di lui, la sottrazione dello sguardo, favorisce un assetto utile e di aiuto allo svolgimento del processo analitico.
La cornice sta al processo come il contenitore sta al contenuto.

L’evoluzione psicoanalitica e le ricerca che si sono susseguite hanno permesso di comprendere meglio il senso che assume la cornice psicoanalitica rispetto al processo. In effetti, la cornice è spesso male intesa, sia dalle persone esterne alla psicoanalisi che dai pazienti, e talvolta persino dagli psicoanalisti stessi. Per esempio, nella mente del grande pubblico, la cornice è spesso assimilata alla sua caricatura, cioè, del paziente disteso sul divano e dello psicoanalista seduto nella sua poltrona, cosicché, svuotata del suo vero senso, la situazione psicoanalitica appare assurda. Da parte loro, i pazienti impiegano spesso del tempo a comprendere il senso delle modalità della cornice che vengono proposte loro all’inizio, per esempio la necessità di sedute regolari, la frequenza talvolta elevata degli incontri settimanali, il pagamento degli onorari, soprattutto quando di tratta di cogliere la ragione per cui l’analista richiede il pagamento delle sedute mancate. Queste condizione appaiono come altrettanti controsensi, a prima vista, fino a che il paziente scopre da sé il loro significato e comprende dall’interno che una cornice così pensata (che quando manca a più livelli viene richiesta) è indispensabile allo svolgimento favorevole del processo.
Per uno psicoanalista, inoltre, un aspetto importante della formazione consiste nel fatto che il futuro psicoanalista riesca a interiorizzare il senso della cornice psicoanalitica e farlo suo, nonché è fondamentale che attraversi, il formatore stesso, il suo processo di analisi personale e formativa.
Tempo?
Il tempo di un’analisi è il tempo del paziente. Un’altra questione interessante e al centro di tante curiosità resta il concetto di tempo in psicoanalisi e nella cura analitica. Sarà un tema affrontato in altri spazi del portale ma qui è importante proporre un input rispetto alla questione della durata del processo di cura in relazione alla salute mentale, riprendendo le pioneristiche riflessioni di Freud ancora molto attuali e significative. Freud accennava più volte alle pressioni che intervenivano da diverse parti allo scopo di abbreviare la durata della psicoanalisi, avanzando le argomentazioni più disparate: “La scarsa avvedutezza dei malati e l’insincerità dei medici concorrono a far sì che all’analisi rivolgono le pretese più esagerate in un tempo limitatissimo” (1913). Il problema della riduzione della durata dell’analisi è stato continuamente rimesso in discussione, ricorda Freud, che risponde con spirito a questo tipo di obiezione: “Nessuno normalmente si aspetterebbe che un pesante tavolo possa essere sollevato con due dita come se si trattasse di un leggerissimo sgabello, o che si possa costruire una grande casa nello stesso tempo richiesto per erigere una piccola capanna di legno. Eppure, appena si tratta di salute mentale e disagi psichici […] anche persone intelligenti dimenticano la necessaria proporzionalità tra tempo, lavoro e risultato (1913)”.
“Lo strumento psichico, in realtà, non è affatto facile da suonare” (1905).
Riferimenti
Quinodoz J., (2005) Leggere Freud, Scoperta cronologica dell’opera di Freud, Borla.
