Quesito 3
La psicoanalisi è passata di moda
La Psicoanalisi non è mai stata “di moda”. I periodi peggiori per la pratica clinica sono stati quelli in cui la nascente tecnica psicoanalitica è stata posta al servizio di intellettualismi e ideologia piuttosto che al servizio del dolore umano. La psicoanalisi è sempre inattuale, e sempre possiamo aspettarci che lo sarà, per la natura stessa del suo compito: svelare e complessificare le più dimensioni dell’umano. dare all’individuo la complessità che gli appartiene. Tuttavia le trasformazione sono tante sia nelle costruzioni teoriche che negli assetti clinici, le evoluzioni, le concettualizzazioni si sono articolate in maniera esponenziale includendo nei propri obiettivi aspetti non considerati, o considerati diversamente, in passato.
La psicoanalisi è “la peste” per il pensiero e per la cura comuni (Freud – Jung)
Dunque la psicoanalisi è cambiata e cambia, cambiano le situazioni e i modi della sua applicazione e le conoscenze sempre nuove che ne derivano. Conoscenze che problematizzano da un lato e arricchiscono dall’altra l’impianto di quelle pregresse.
Con l’avvento di molte forme di psicoterapia e degli psicofarmaci, e per il crescente controllo esercitato dalle assicurazioni e dalle istituzioni governative sui pagamenti delle terapie, che porta inevitabilmente a modalità di trattamento più brevi, con frequenza ridotta delle sedute, la psicoanalisi ha sicuramente perduto il monopolio quasi assoluto di cui godeva un tempo come trattamento psicologico. Anche se il numero degli psicoanalisti quello dei loro pazienti sono in costante aumento (Pulver, 1978; Michels, 1988), i trattamenti più brevi, sintomatici, centrati sul problema attirano molte persone, ma è importante comprendere la criticità clinica di alcuni interventi e non solo l’appetibilità politica e massmediatica. Pertanto la psicoanalisi resta, proprio per la sua natura inattuale, la forma di psicoterapia che meglio sa rispondere, in maniera complessa, multifattoriale, alle domande di aiuto che le vengono rivolte.
Nel nostro mondo moderno, segnato da cambiamenti frenetici, in cui l’accento viene posto sul rapporto costi-efficacia, in cui si hanno continue richieste di profitti e produttività, ed è qui che l’assetto psicoanalitico va, ancora una volta in controtendenza e proprio per questo, potenzialemnte più trasformativo ed efficace.
Stranamente nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un’incredibile espansione della psicoanalisi. La maggior parte delle numerosissime psicoterapie non psicoanalitiche sono derivate e sono continuamente influenzate dai concetti della psicoanalisi classica o delle sue forme più recenti. In particolare, le teorie delle relazioni oggettuali e la psicologia del Sè hanno avuto un’influenza enorme nel campo dell’assistenza sociale e praticamente in tutte le forme di psicoterapia praticate oggi (terapia familiare, di coppia, terapie cognitive e comportamentali, terapia della Gestalt, psicoterapie psicodinamiche brevi).
L’espressione della psicoanalisi al di là della situazione clinica è stata ancora più importante. Oggi i contributi di Freud sono così ampiamente accettati, così strettamente intrecciati nel tessuto della nostra cultura e dell’esperienza che abbiamo di noi stessi che, nel senso più ampio del termine, siamo tutti “freudiani”.
La psicoanalisi, pertanto, non è soltanto una disciplina professionale e scientifica all’interno della nostra cultura, ma una forma di pensiero, un approccio all’esperienza umana che è diventato costitutivo della nostra cultura e pervade il modo in cui oggi abbiamo esperienza di noi stessi e della nostra mente.
Aspetti importanti del contributo di Freud che alla sua epoca furono oggetto di accese controversie sono diventati (in alcune circostanze occorrerebbe dire purtroppo) luoghi comuni: motivazione e significati inconsci, l’infinita variabilità delle forme della sessualità, il potere formativo degli eventi precoci, la centralità dei temi edipici nella vita familiare, le dimensioni sessuali e sensuali delle esperienze della prima e della seconda infanzia, la capacità della mente di rifiutare realtà sgradevoli e così via.
Nel mondo diverso, ma ugualmente attuale, dell’intelligenza artificiale, Douglas Hofstadter e Daniel Dennett (1981) indicano in Freud il pioniere la cui visione della mente ha aperto prospettive che erano inimmaginabili ai suoi tempi:
Quando Freud inizialmente ipotizzò l’esistenza dei processi mentali inconsci, la sua proposta incontrò un diffuso e deciso rifiuto e incomprensione (…) L’aver esteso, da parte di Freud, i confini del pensabile, rivoluzionò la psicologia clinica. Preparò anche la strada per i più recenti sviluppi della psicologia sperimentale “cognitiva”. Siamo ormai giunti ad accettare senza la minima punta di incomprensione una serie di affermazioni secondo le quali la verifica delle ipotesi più sofisticate, la ricerca della memoria, l’inferenza – in breve, l’elaborazione dell’informazione – si verificano dentro di noi pur essendo del tutto inaccessibili all’introspezione.
Sembra logico che quando l’Unione Sovietica ha cominciato ad avvicinarsi alla cultura occidentale moderna, uno dei segnali più significativi del suo risveglio intellettuale sia stato un nuovo interesse per la psicoanalisi (Barringer, 1988).
Analogamente, i contribuiti della psicoanalisi all’esperienza e alla cultura del nostro tempo non si sono esauriti con la morte di Freud. La metodologia dell’osservazione partecipante di Harry Stack Sullivan e la sua teoria del campo interpersonale hanno avuto un’influenza sulla metodologia di tutte le scienze sociali e sui concetti attuali del costruttivismo sociale. Il modello epigenetico del ciclo della vita di Erik Erickson e il suo concetto di identità hanno influenzato l’antropologia, la storia e la biografia. La sorprendente visione della vita di fantasia nella prima infanzia fornita da Melanie Klein e la descrizione possente e romantica che Margaret Mahler ci ha dato della nascita psicologica del bambino a partire dall’unione simbiotica con la madre hanno avuto un profondo effetto sul modo in cui i genitori e i ricercatori pensano ai bambini, ai conflitti e ai problemi che la loro crescita comporta. L’affascinante e ben documentata teoria dell’attaccamento di John Bowlby ha prodotto un grande fervore di ricerca sul legame madre-bambino e sulle separazioni genitori-figlio, che hanno contribuito al dibattito sociale e politico sulle esigenze dei nostri figli (Fraiberg, 1977). Il punto di vista innovativo di Donald W. Winnicott sulle origini della soggettività e sul ruolo dell’”ambiente di sostegno” per la coppia madre-bambino ha avuto una penetrante influenza (anche se a volte non riconosciuta) sull’esperienza della genitorialità per tutta la generazione. E i concetti winnicottiani di “oggetto transizionale” e di “esperienza transizionale” sono stati fatti propri dagli educatori della prima infanzia e dai filosofi che riflettono sulla creatività, la cultura e l’esperienza estetica.
Il revisionismo freudiano contemporaneo ha avuto una vistosa e spesso decisiva influenza sulla critica letteraria. Sono ben note l’applicazione, da parte di Roy Schafer e la provocatoria ed elusiva descrizione dell’inconscio da parte di Jacques Lacan, che si colloca nell’ambito dello strutturalismo in linguistica e antropologia. L’affascinante studio di Heinz Kohut delle vicissitudine del narcisismo e del Sé è stato accolto e sviluppato dagli interpreti della letteratura, della storia e della cultura in generale. Nel suo importante libro La cultura del narcisismo, ad esempio, Cristopher Lasch attinge ampiamente alle teorie del narcisismo di Kohut e di Otto Kernberg.
Una ricca e complessa fecondazione incrociata è avvenuta anche tra la psicoanalisi e il femminismo. È comprensibile che molte femministe della prima ora si siano scagliate contro la concezione freudiana, patriarcale, della donna. La critica femminista esterna al campo psicoanalitico è stata accompagnata da una revisione al suo interno. Alcune psicoanaliste femministe hanno avuto un ruolo importante nel pensiero attuale più innovativo sulla differenza di genere e sulla sessualità. Dunque gli sviluppi post-freudiani della psicoanalisi hanno profondamente penetrato la nostra vita e il nostro pensiero.
Perciò dipingere la psicoanalisi come un complesso di idee sempre meno attuali sarebbe decisamente poco corretto. Al contrario, i temi oggi dominanti nella letteratura e nella pratica psicoanalitica – la natura della soggettività, la produzione del significato personale e della creatività, la dipendenza del soggetto dal suo contesto culturale, linguistico e storico, il dolore e la sofferenza dell’indivisuo e della società – sono i temi dominanti della nostra epoca.
