Come si sviluppano i disturbi psichici?
I disturbi psichici non si generano senza motivi, essi sono il frutto dell’insieme di molteplici variabili che interagiscono tra loro in maniera complessa, anche se insorgono come reazione ad eventi traumatici esterni. I sintomi – che siano ansia, depressione, psicosi, difficoltà relazionali oppure i cosiddetti disturbi psicosomatici – sono sempre profondamente radicati in una particolare psiche umana. Costruiscono una reazione specifica della persona con la sua storia e con la sua struttura mentale. La difficoltà consiste nel fatto che una parte della struttura mentale è inconscia. Sono però proprio le ansie e i conflitti inconsci a plasmare le nostre reazioni all’ambiente. L’interazione tra il conscio e l’inconscio con tutta la sua imponderabilità fa dell’uomo un essere individuale, fantasioso, ma anche sociale. Talvolta, queste interazioni portano a che inibiscono la personalità nella sua capacità relazionale al punto da renderla incapace di valorizzare a pieno anche le proprie parti sane e le proprie risorse interiori, presenti in ogni essere umano. In questo caso è raccomandabile un trattamento mediante psicoterapia psicoanalitica.
I presupposti fondamentali della psicoanalisi e della psicoterapia psicoanalitica sono che l’uomo come essere socialenasce all’interno della società umana, così che i disturbi della sua complessissima struttura psichica stanno in relazione con costellazioni relazionali consce ma soprattutto inconsce. I sintomi come per esempio ansia, disturbi comportamentali e problemi nell’ambito lavorativo, che solo raramente compaiono isolati, che si manifestano come sofferenza psichica, sono da interpretarsi come manifestazioni esterne di una problematica che trova origine in una realtà relazionale interiore.
Che cosa è la psicoterapia psicoanalitica?
La psicoterapia psicoanalitica è un metodo di applicazione della psicoanalisi che ha origine con le ipotesi di Sigmund Freud e della scienza, ricerca e pratica, ormai centenarie, che si sono sviluppate da questa. E’ un metodo riconosciuto e praticato a livello mondiale e costituisce un riferimento per altri procedimenti psicoterapeutici.
La base teorica della psicoterapia psicoanalitica è la psicoanalisi di Sigmund Freud. Freud stesso ha sviluppato continuamente e criticamente la psicoanalisi, avviandone lo sviluppo, tracciandone diverse possibilità e indicando molte prospettive possibili. Questo processo, dopo la sua morte, venne continuato in Europa e in America. Si giunse così all’ampliamento dei primi approcci della psicoanalisi, alla loro parziale correzione e alla loro applicazione a quadri clinici il cui trattamento, allora, non era previsto (per esempio la schizofrenia) né poteva essere previsto. In conseguenza dei profondi cambiamenti sociali (per esempio modifiche della struttura familiare) nuove e altre malattie (per esempio disturbi narcisistici e disturbi borderline) fecero la loro comparsa nel campo dell’osservazione clinica. Nella psicoterapia psicoanalitica paziente e terapeuta, nel colloquio, cercano di capire e di rendere consce le cause dei conflitti, esplorando le complesse dinamiche inconsce che sostengono la sofferenza e la patologia. Cercano, insieme, di capire le fantasie, le aspettative e le paure inconsce del paziente e le sue reazioni nei confronti delle figure significative, della famiglia, del lavoro ma anche nei confronti di se stesso, per poter così ampliare il quadro interno ed esterno del paziente, lavorare il modo con cui quest ultimo ci si relaziona e privare le rappresentazioni inconsce della loro forza patogena.
Il trattamento mira così, a lungo termine, a modificare il disturbo di struttura della personalità. Lo psicoterapeuta psicoanalitico è formato particolarmente a percepire il disturbo della personalità nel modo in cui esso si manifesta nell’organizzazione della relazione del paziente nei suoi confronti (transfert), a interpretarlo e a elaborarlo con il paziente in un complesso insieme di variabili che si esplicitano all’interno della relazione terapeutica. In questo modo si persegue un miglioramento duraturo della capacità di tollerare il conflitto, della resistenza e del senso di responsabilità del paziente. Nel processo di psicoterapia psicoanalitica la struttura del paziente si modifica nel senso che potrà rinunciare in modo stabile ai suoi sintomi, determinati da processi inconsci, per assumere altre strategie, consce, in più armonia con la propria vita e il proprio ambiente.
Chi può trarre beneficio da una psicoterapia psicoanalitica?
Il disagio psichico che spinge qualcuno a cercare uno psicoterapeuta può consistere in una malattia psichiatrica, in psicosi, depressioni, varie forme di nevrosi, disturbi borderline e disturbi psicosomatici. Si può anche manifestare, però, come disturbo cronico della capacità di lavoro, come schema relazionale distruttivo oppure come disturbo – spesso gravido di serie conseguenze – della funzione genitoriale. Può trattarsi anche di una crisi esistenziale acuta che non si è in grado di superare da sé, per esempio la separazione o la perdita di un parente stretto, di una depressione reattiva in presenza di condizioni di vita minacciose oppure di gravi crisi adolescenziali. In alcuni di questi casi può essere indicata anche una terapia psicoanalitica “breve” o “focale”. Essa mira comunque sempre a far sì che il paziente possa rinunciare ai suoi sintomi di origine inconscia e trovi altre strategie, consce, per confrontarsi con la propria vita in maniera più creativa e funzionale.
Come avviene una psicoterapia psicoanalitica?
Prima dell’inizio del trattamento avvengono dei colloqui conoscitivi. In essi, il terapeuta cerca di capire le ragioni che hanno spinto il paziente a chiedere aiuto e di valutare se il paziente sia pronto e disponibile ad intraprendere un lavoro. La valutazione del tipo di lavoro è un processo dinamico e ha in sè inscritti diversi livelli. Paziente e terapeutaimparano a conoscersi e, in condizioni favorevoli, si sviluppa una relazione di fiducia solida. Questa costituisce il presupposto fondamentale per la terapia.
Il terapeuta introduce la dimensione del “setting” (numero di sedute, orari, modalità di incontri, pagamento ecc.) con il paziente. Il setting è un elemento fondamentale per lo sviluppo del lavoro di psicoterapia psicoanalitico e rappresenta una funzione fisica e mentale imprenscindibile nella cura. La psicoterapia psicoanalitica è una forma di psicoanalisi applicata, adattata di volta in volta alla situazione clinica e sociale del paziente. Il setting puà precedere, a seconda della valutazione iniziale e dunque del tipo di lavoro che si inizia, l’uso del lettino o lo svolgimento del lavoro vis à vis (soprattutto con i pazienti più gravi). Solitamente una seduta ha la durata di 45/50 minuti, con una frequenza che va da 1 a 3 volte a settimana. In caso di pazienti particolarmente gravi, ad esempio istituzionalizzati, il “setting” può venire modificato in modo significativo e talvolta i pazienti, parallelamente alla psicoterapia, vengono trattati anche psicofarmacologicamente, per una presa in carico del problema ampia e multidisciplinare. Le psicoterapie psicoanalitiche di bambini presentano condizioni del “setting” differenti, adattate all’età del bambino.
Che cosa succede nella psicoterapia psicoanalitica?
La psicoterapia psicoanalitica è una terapia fondata sulla relazione in cui si crea un campo di azione in cui confluiscono diverse variabili che il terapeuta e il paziente analizzano. Il paziente è libero di scegliere un argomento – qualunque cosa gli venga in mente – per esempio un fatto della vita quotidiana, un sogno (la “via regia all’inconscio”) o un ricordo. Il terapeuta si sforza di lasciar agire le comunicazioni del paziente su di sé e di comprenderle nel loro contesto. Si preoccupa che le condizioni del setting vegano rispettate. L’analisi della dialettica transfert-controtranfert è centrale per la cura. Il terapeuta può domandare altro o commenta le cose emerse, allo scopo di capire meglio, di stabilire collegamenti, empliando il discorso e unirne i più livelli: impliciti, espliciti, consci, inconsci etc. Contemporaneamente, si confronta in continuazione con i sentimenti che sorgono nel corso del colloquio e che il paziente gli trasmette per lo più senza esserne cosciente e glieli rende comprensibili in modo adeguato (interpretazione e lettura del controtransfert). Queste interpretazioni consentono al paziente di gettare uno sguardo verso le origni dei propri pensieri e dei suoi sentimenti profondi.
L’interpretazione, la condivisione e il lavoro su aspetti così delicati determina un alleggerimento dei sentimenti che prima erano bloccati o inaccessibili, e il paziente si sente compreso, mobilitando nuovi aspetti interni per far fronte alle situazioni in cui trova difficoltà. Il terapeuta e paziente raggiungono le immagini interiori inconsce che influenzano negativamente la vita quotidiana, il lavoro, i pensieri e le relazioni del paziente grazie all’osservazione del rapporto che si sviluppa tra paziente e terapeuta. Esso è sempre unico e determinato dalle soggettività peculiari di entrambi gli attori coinvolti. Il terapeuta è addestrato a comprendere e a leggere questi complessi livelli di interazione. I problemi che il paziente ha con il suo ambiente vengono riprodotti, per lo meno parzialmente, nel rapporto terapeutico. Il paziente, nella relazione con il terapeuta, riproduce gli stessi problemi e le stesse questioni irrisolte che vorrebbe affrontare. Questi elementi si manifestano nel tipo di aspettative, speranze e anche di timori e di sentimenti ambivalenti nei confronti dell’oggetto-terapeuta. In maniera differenziata la terapia puà includere nel lavoro sia aspetti che riguardano il “qui e ora” sia – come spesso si dice – le difficoltà dell’infanzia e del passato. Queste sono tuttavia interessanti nella misura in cui sono sottese al presente.
E’ possibile che il paziente diventi dipendente dal terapeuta?
Molti pazienti soffrono di conflitti interiori che derivano da inconsci desideri e paure di dipendenza nei confronti di persone vicine. Spesso sono proprio desideri e paure di dipendenza nel rapporto con il medico, rispettivamente con il sistema sanitario a prolungare, cronicizzare una terapia somatica e a metterne a repentaglio il successo. Anche nel corso di una psicoterapia si verificano dipendenze. Queste, in certe fasi, possono addirittura essere utili alla terapia. L’elaborazione accurata di questi schemi di dipendenza spiana la via ad una migliore comprensione dei desideri e paure di dipendenza in relazioni al di fuori della terapia e ad una loro migliore elaborazione. Ciò può successivamente portare ad una maggiore autonomia. E’ uno dei compiti del terapeuta di non abusare delle dipendenze che nascono tra lui e il paziente ma di lavorare al loro superamento.
Quanto è importante la storia dell’infanzia e dei rapporti con i genitori?
I contenuti di un trattamento psicoanalitico comprendono tutte le fasi della vita del paziente. E’ l’analisi del rapporto con il terapeuta, nei confronti del quale si rispecchiano la vita interiore e le precedenti, spesso dolorose, relazioni del paziente. In questo modo si giunge spesso alla conoscenza dei rapporti del/della paziente con i genitori, fratelli ecc. Dalle comunicazioni attuali del paziente la sua visione, i suoi vissuti, la sua posizione e i suoi atteggiamenti emergono scene antiche e costellazioni strutturate diventando chiari, accessibili ed elaborabili. Per molti pazienti, il passato, spesso mai elaborato, ha conseguenze fino al presente. Il rielaborare, il capire, il liberarsi dal passato e la riconciliazione con ciò che si è vissuto consentono un miglioramento del quadro clinico e una migliore qualità di vita. Il superamento del passato è, per i pazienti, un presupposto necessario per capire la loro vita precedente e per un cambiamento futuro. Nella psicoterapia psicoanalitica si rivivono le esperienze precoci con le prime persone di riferimento, ad esempio i genitori, che così possono essere meglio comprese, integrate e risolte.
Quali sono gli obiettivi della psicoterapia psicoanalitica?
I successi di questo processo si manifestano in modo evidenziabile:
• in una migliore salute fisica e in un migliore rapporto con il proprio corpo (meno visite mediche e soggiorni ospedalieri);
• in una migliore tolleranza nei confronti di sentimenti penosi e in una coscienza della consapevolezza della natura dei propri conflitti che conducono ad una migliore capacità di lavoro e maggiore tolleranza dei conflitti sul posto di lavoro e in famiglia;
• in un atteggiamento più responsabile nei confronti delle generazioni più giovani;
• in un comportamento più consapevole e meno soggetto a disarmonie nello svolgimento dei che la complessità del mondo moderno pone.
La persistenza dei risultati di questo processo terapeutico è in relazione con la sua durata. Il paziente è in grado di continuare da solo un processo terapeutico ben impostato dopo la conclusione della terapia.
Quanto deve durare una terapia?
E’ provato che l’effetto di una psicoterapia psicoanalitica è tanto più persistente quanto più lunga è stata la terapia. La terapia provoca non soltanto una riduzione di singoli sintomi. Viene curata l’intera personalità con la sua storia e con i conflitti inconsci che sono all’origine dei sintomi. In generale si può dire che quanto più a lungo è durato il disturbo, tanto più durerà la terapia. Nell’affrontare crisi acute (per esempio perdita di un parente prossimo, crisi di adolescenza ecc.) può essere di grande aiuto, se l’indicazione è posta correttamente, anche una psicoterapia psicoanalitica breve (cosiddetta “focale”) di 20-40 ore.
Tutte le più recenti ricerche, inoltre, dimostrano attraverso la diagnostica per immagini, le trasformazioni profonde a livello psicologico e fisiologico cerebrale a seguito di trattamenti di psicoterapia (psicoanalitica nello specifico e dunque più prolungate ed intensive)
“La psicoterapia non è solo un efficace trattamento psicologico, in grado di indurre dei significativi cambiamenti nella sfera psichica dei soggetti affetti da un disturbo, mutamenti persistenti negli atteggiamenti, nelle abitudini e nel comportamento conscio e inconscio, ma che lo fa anche producendo alterazione dell’espressione dei geni che producono mutamenti strutturali nel cervello e, più precisamente, dei cambiamenti nell’attività funzionale di alcune aree del cervello” (Kandel 1998, 1999; Siegel 1999).
Altri autori aggiungono:
“Un primo importante dato emerso è che la psicoterapia apporta dei significativi cambiamenti nell’attività funzionale del cervello dei soggetti affetti da disturbi psichici e che tali cambiamenti cerebrali si correlano al miglioramento clinico di questi soggetti, per cui solo nei soggetti in cui alla fine di un periodo di trattamento psicologico si osserva una significativa riduzione dei sintomi clinici è rinvenibile un cambiamento significativo dell’attività funzionale del cervello (Wykes-Brammer-Mellers et al. 2002).
Un secondo dato di non minore importanza è che la psicoterapia induce un cambiamento nell’attività funzionale di specifiche aree cerebrali, ossia induce un cambiamento nell’attività di quelle aree corticali e/o sottocorticali il cui funzionamento anormale sostiene i sintomi clinici che caratterizzano una specifica patologia psichica” (Kandel 1999)
Bibliografia
Thomä H. e Kächele H. (1996): Lehrbuch der psychoanalytischen Therapie. 2a edizione, Springer, Berlino
Mertens H. (1995): Warum Psychoanalysen lange dauern, Psyche 5, 405-433
Mertens H. e Waldvogel B. (Editore) (2000): Handbuch psychoanalytischer Grundbegriffe. Kohlhammer, Stuttgart.
Kandel ER (1999) Biology and the future of psychoanalysis: a new intellectual framework for psychiatry revisited. Apr; 156(4):505-24.
E. R. Kandel, A new intellectual framework for psychiatry. American Journal of Psychiatry, 1998 Apr;155(4):457-69.
Gabbard (2010). Le psicoterapie. Raffaello Cortina Editore.
Cena L., Imbasciati A. (2014) Neuroscienze e psicoanalisi, Springer, Milano.
