“Quella dello psicoanalisa è, probabilmente, una delle strade più difficili. È il momento di citare le parole giustamente celebri di Nacht: “Quello che conta prima di tutto, non è ciò che l’analista dice, ma ciò che egli è”. […] Per diventare analista bisogna diventare prima di tutto psicologo o medico. Conseguire la laurea (in una di queste due discipline) studiando forte, sostenendo gli esami, superarli, è la prima tappa della formazione. […] a questo punto molto dipende da ciò che si vuole. È chiaro che se si vuole andare verso la psicoterapia bisogna intraprendere un training specifico e “liberare-curare” se stessi prima degli altri […] è bene che il professionista sia stato analizzato. […] Continuando, bisogna essere accettato come candidato dal Didatta (l’analista-formatore) al quale è stato affidato l’incarico, dall’Istituto da cui dipende della formazione del futuro analista. Il candidato deve “fare il giro” del comitato degli analisti che esamina la sua candidatura in base all’età, alle ragioni per le quali desidera diventare analista, alla sua cultura, alla sua formazione scientifica, al suo valore morale e umano, ecc. è evidente che i criteri di scelta, in partenza, devono essere di un’estrema severità. Bisogna che il candidato presenti un bagaglio psicologico, un’umanità, un’intelligenza, una levatura superiore alla media. […] E poi? Un’analista è “un chirurgo dell’anima”. Ed è forse la sola professione in cui si deve essere stati “operati” prima di operare gli altri. Perciò il candidato, come ogni altro paziente, deve sottoporsi a un’analisi individuale destinata a “rischiare” il suo inconscio. Deve comprendere il funzionamento del suo inconscio, senza di che non potrebbe mai comprendere quello degli altri.
E poi? Dopo questo vasto lavoro, il candidato stesso deve intraprendere lui stesso l’analisi di un altro, ma seguito da un altro analista (supervisore). Se il candidato è capace di trattare già più casi alla volta, è possibile che abbia più analisti supervisori. Il candidato prima di lavorare da solo, dovrà ricorrere a questi ultimi per alcuni anni” (P. Daco)
Il training per divenire psicoanalisti è molto lungo, selettivo e complesso. Segue solitamente procedure di selezione e linee guida di formazione rigorosamente stabilite dalle diverse società psicoanalitiche nazionali ed internazionali, e prevede sempre per il candidato diversi anni analisi personale, supervisione clinica, oltre a tirocini, corsi e seminari teorico-clinici.
Per quanto la situazione formativa è molto varia e non è per niente semplice orientarsi, talvolta nemmeno per gli stessi addetti ai lavori, la formazione per psicoanalisti comporta delle specifiche che si sintetizzano in:
-laurea in psicologia o medicina e chirurgia (con preferibile specializzazione in psichiatria)
-candidatura e accettazione da parte dell’Istituto di Training nazionale o internazionale e dei suoi valutatori,
-analisi personale a più sedute a settimana (di solito 3-4),
-esperienza clinica istituzionale presso strutture psichiatriche per l’abilitazione in contemporanea all’esercizio della psicoterapia
-supervisioni su casi seguiti secondo il modello e la tecnica psicoanalitica
-corsi teorico-clinici e superamento delle prove annuali dello specifico istituto di training
-prova di diploma finale (attraverso la discussione di un caso clinico seguito analiticamente)
-presentazione della propria candidatura (eventualmente per accedere alla società scientifica specifica)
