“Siamo soliti attaccare ciò
che non comprendiamo” (S. Freud)
“Alla Psicoanalisi e a tutti i pensieri complessi che
soffrono l’epoca della massificazione delle opinioni
e dei saperi” (P. Cotrufo)
“La sofferenza psichica è miseria e tortura. L’inconscio è vasto, […] niente è superficiale in un essere umano. Se un uomo è preda della nevrosi e dell’angoscia esistono, certo, dei preziosi palliativi; ma occorre soprattutto sapere cosa sono la nevrosi e l’angoscia. La sofferenza psichica è una grande miseria. Lo sanno bene coloro che sono oppressi da timidezza acuta, da senso di inferiorità o di colpa, da fobie, angosce, idee fisse ossessive, e da altre deviazioni della personalità. Non è mai semplice arrivare all’origine di un disagio né curarlo. Per questo le semplificazioni possono avere buon gioco. “Si dovrebbe uccidere chi va smerciando la volontà”, diceva un giorno un uomo energico affetto da nevrosi. I suoi amici gli rifilavano (sorridendo!) delle “opere” del genere: “Come acquistare la volontà in trenta lezioni”. E quest’uomo era a due passi dal suicidio […]”.
“Ma nessuno si chiedeva se l’agorafobia fosse il trapelare in superficie di una nevrosi profonda che aveva avuto tutto il tempo per svilupparsi. Affrontare la complessa dimensione della sofferenza è un compito gravoso. Per questo la faciloneria procura sempre delusione e disperazione”. (P. Daco)
E’ sicuramente difficile accostarsi al dolore, le reazioni possono essere diverse, questo tentativo crea confusione, sollecita timore e molte persone che soffrono, dunque, vivono anche un grande senso di solitudine e isolamento.
Negare la sofferenza, nello specifico quella psichica, è un atteggiamento che tenta a proteggere dal dolore e per certi versi anche una forma di adattamento, tuttavia è indispensabile provare a dare una prospettiva a questa sofferenza al di là delle mistificazioni offerte dai luoghi comuni e dalle idee ingenue che rendono molto complessa una richiesta di aiuto.
Questo atteggiamento riguarda anche la psicoanalisi. Essa pone al centro aspetti che naturalmente si cerca di allontanare (rimuovere o forcludere). Il lavoro della psicoanlisi, potremmo dire, si configura come fortemente anti-intuitivo, ma proprio per questo ci consente di ri-vedere automatiscmi, scene e nodi sotto una luce diversa e potenzialmente migliorativa. Al contempo è proprio per il suo intrinseco mandato che la psicoanalisi stessa, come forma di cura e conoscenza, viene messa da parte e gestita proprio come i contenuti di cui si occupa. Una riflessione interessante per capire come di solito ci si rapporta a questo ambito e a tutto quello che è il suo raggio di interesse clinico e teorico
