La psicoanalisi ha ampliato il concetto di sintomo, diagnosi, malattia mentale e, anche, l’idea di cosa si intende per “malati” o “sani”. La psicoanalisi ha ampliato la questione evidenziando non solo l’aspetto qualitativo, centrato sulla logica di presenza o assenza, (dunque di “sano” o “malato”) ma anche sull’aspetto quantitativo. Possiamo essere portatori di una sofferenza, ma a che livello? Quanto questa sofferenza diventa un aspetto che ostacola la nostra vita quotidiana, i nostri rapporti interpersonali, professionali, intimi? Non basta solo chiarire se si è malati o meno, e precisare rispetto a cosa e perché, ma occorre anche capire quanto una specifica situazione sia problematica e come. Dunque, il concetto stesso di “salute” e “malattia” è più articolato dalla prospettiva psicoanalitica in particolare, e nell’ambito della salute mentale in generale.
Per certi aspetti, come ricorda P. Daco, “L’analisi è un umanesimo e un potente mezzo di investigazione. L’opinione secondo cui chi intraprende un’analisi è malato e pazzo è falsa” e spesso difensiva. “In numero sempre maggiore pervengono alla psicoanalisi le persone che devono occuparsi degli altri: professori, sacerdoti, direttori, giovani psicologi, i medici che desiderano realizzare nel miglior modo possibile il contatto con il loro pazienti; quei genitori che si rendono conto dell’esistenza di profondi problemi, e desiderano realizzare un equilibrio e una chiarezza da poter comunicare ai loro figli ecc… L’analisi può essere destinata anche ad accrescere la personalità, a conoscere le motivazioni profonde, spesso agli antipodi con quelle apparenti.”
La psicoanalisi è, dunque, un metodo i cui obiettivi possono essere diversificati e ampi, così come i livelli del suo intervento; un intervento che può essere sicuramente esplorativo ma che deve essere sostanzialmente, e necessariamente, anche trasformativo di qualcosa che reca dolore alla persona. Contestualizzando il discorso, è chiaro constatare come la maggior parte delle persone che arrivano ad uno psicoanalista portano grandi e profonde aree di sofferenza e domande collegate ad una problematicità, a diversi livelli dell’esperienza, che non consente di esprimersi e vivere, liberamente e creativamente. Pertanto, la funzione principale della psicoanalisi è quella della cura, nel complesso senso che essa stessa attribuisce a questo processo.
Usando le parole di Wilfred Bion: “Il dolore non può essere assente dalla personalità. Un’analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore nel dolore, ma perché non si può ritenere che un’analisi nella quale il dolore non venga osservato e discusso, affronti una delle ragioni centrali per le quali il paziente è lì”.
