Quale differenza c’è tra sindrome e malattia?
Dott. Luigi Antonio Perrotta
Il termine sindrome fu introdotto da Ippocrate per indicare un insieme di sintomi, ciascuno dei quali, unitamente agli altri, rinvia ad un quadro clinico riconoscibile.
Il termine ricorre con particolare frequenza e rilevanza in psichiatria dove, a differenza di quanto avviene in altri ambiti della medicina, la relazione che dal sintomo rinvia alla causa patogena non è evidente e maggiormente diretta come in ambito somatico, biologico.
Esiste, comunque, una chiara differenza tra i termini di sindrome e di malattia.
Quando un disturbo ha una causa bene riconoscibile e in qualche modo accertata, si parla di malattia.
Quando invece il disturbo è caratterizzato da una costellazione di segni e di sintomi, che si verificano insieme, ma che non è possibile ricondurre in maniera diretta e lineare ad una causa isolabile e univoca, si definisce sindrome. Pertanto, sindrome è utilizzato nella classificazione degli innumerevoli disturbi della sfera psichica (riflettendosi su quella fisica) dal momento che queste manifestazioni patologiche non hanno una causa precisa e determinabile in maniera unilaterale, definibile, lineare, bensì le variabili che concorrono a determinare una sindrome sono diverse, molteplici, inserite nel modo specifico in cui il soggetto le acquisisce, le compensa e le esprime nella forma di malessere e disagio di cui si lamenta.
Nel’ambito della salute mentale e quindi del disagio psichico, non è possibile trovare la causa ma i molteplici fattori che concorrono a determinare quello stato specifico di sofferenza e anche la terapia, orientata su questo scenario, ugualmente, deve tener conto della complessità di fattori che sono in gioco e non appellarsi alla ricerca di una sola causa specifica, impiantando un intervento altrettanto riduttivo.
Dovremmo, inoltre precisare la differenza tra segno e sintomo (aspetti emersi nella risposta)
I segni sono alterazioni che l’osservatore può osservare (rallentamento motorio, gesti ripetuti, espressioni ricorrenti, gesti disarmonici, tic…)
I sintomi sono espressi dal paziente o sono direttamente espressi come alterazione del modo personale del soggetto di sentire e di esistere (depressione, astenia, ansia…) o anche indirettamente espressi attraverso segni (quindi osservabili dall’osservatore, che però rinviano a sintomi) che indicano un’alterazione specifica dell’esperienza (attenzione, parole o ascolto rivolti in risposta ad allucinazioni).
In ogni caso l’aspetto relazionale, con lo specialista, entro cui cogliere il senso e il significato di questi elementi, resta di prioritaria importanza nel processo di comprensione, diagnosi e lavoro terapeutico.






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