La psicologia nel pensiero greco
In quasi tutte le antiche civiltà non è assolutamente chiaro il rapporto tra sistema nervoso e attività psichica, spesso l’attività psichica viene collocata in una locazione “somatica” che spesso è stato l’organo cuore
Attività psichica – cuore
In particolare:
Nel pensiero greco è il cuore ad avere un riferimento diretto all’attività psichica (In Omero i riferimenti in proposito sono molto numerosi) e anche al cervello sono attribuite diverse funzioni/qualità:
Ippocrate
In questo discorso un ruolo fondamentale e di rilievo lo acquista Ippocrate. Il medico greco fonda una vera e propria scienza dell’uomo in cui confluiscono osservazioni sociologiche, psicologiche e fisiologiche, in uno sforzo continuo di sintesi e di sistematizzazione senza precedenti apprezzabile per ventidue secoli.
Ippocrate in alcune sue opere (Delle epidemie) afferma che il medico deve studiare
“i costumi, il regime, il modo di vita, l’età di ognuno; i discorsi, i silenzi, i pensieri, il sonno, l’insonnia, i sogni – come e quando – i gesti involontari – strapparsi i capelli, grattarsi, piangere…”;
inoltre in un’altra delle sue opere ( Delle arie, delle acque e dei luoghi) afferma è compito del medico studiare:
“i costumi e le istituzioni sociali stesse”
Ippocrate offre una notevole importanza alla caratteriologia e alla neurologia
La dottrina caratterologica di Ippocrate riteneva che vi fossero quattro umori corrispondenti ai quattro elementi indicati da Empedocle
Tale caratterologia si è mantenuta sino ad oggi ed è stata ripresa da Pavlov, e, recentemente da Eysenck che ha mostrato le equivalenze:
Gli studi neurologici, inoltre, condotti da Ippocrate conducono ad alcune riflessioni riportate in lavori come Delle ferite del capo in cui sono messe in relazione:
Il medico greco afferma in questi suoi iniziali studi e ricerche che:
Aristotele
Altro contributo importante è stato offerto da Aristotele che affermava:
Si spinge oltre Ippocrate affermando che l’uomo oltre a far parte della natura è addirittura considerato un animale.
Tenta di costruire una psicologia dell’uomo e la sua opera Dell’anima è il primo testo di psicologia che sia mai stato scritto, una psicologia animale e una psicologia infantile.
La filosofia greca aveva posto le basi per lo sviluppo di una scienza dell’uomo, ma queste premesse non furono ampliate nei periodi storico/scientifici successivi
Altri Pensatori
Altri personaggi inseriti in questo contesto di notevoli evoluzioni e speculazioni greche furono
Teofrasto che compì un’analisi completa delle teorie percettologiche greche e, inoltre, con Erofilo, realizzarono sorprendenti descrizioni anatomiche del sistema nervoso, isolarono i nervi, che Erasistroto poté distinguere in sensoriali e motori e descrissero il cervelletto. Svilupparono inoltre la teoria pneumatica del comportamento (ripresa da Galeno, in contrasto con Aristotele). Questa teoria sottolineava lì esistenza in un pneuma vitale, con sede nel cuore, e un pneuma psichico, con sede nel cervello. Infine furono coloro che per primi offrirono una formulazione del concetto di riflesso (ripreso poi da Galeno).
La psicologia dal Medioevo al Rinascimento
Il pensiero romano non sviluppò i temi greci e i personaggi che riconosciamo come importanti in questo diverso contesto si sviluppo culturale e scientifico sono
La concezione medioevale, che la Chiesa ha abbracciato per moltissimo tempo, e tuttora in modo differente continua ad abbracciare, determina un altro piccolo “conflitto” con tutte le emergenti visioni dell’uomo che la scienza psicologica gradualmente prospetta e sviluppa. Entrando in campi di investigazione “inviolabili”, per prese di posizione dogmatiche, e considerati tali per millenni, ogni modificazione apportata assume le caratteristiche di una minaccia al “sapere condiviso” e al sistema simbolico che sostiene certe credenze e dalle quali è a sua volta sostenuto. Nonostante i toni di critica reciproci tra Chiesa e Psicoanalisi (portiamo questo esempio specifico), le dinamiche che le hanno sostenute offrono un importante esempio di come la conoscenza per progredire deve prima risolvere ed integrare profonde paure e certezze stabilite e costruite a protezione del dubbio destabilizzante. Da qui inoltre è possibile aprire ancora una riflessione sull’idea, immagine e rappresentazione ingenua, di un accostamento errato tra “prete che ascolta” e psicologo o psicoanalista.
Nel medioevo la cultura cristiana nega la possibilità di studiare l’uomo, non c’è spazio per una scienza dell’uomo quindi di una psicologia scientifica. Il mondo viene ad essere organizzato secondo una gerarchia rigida al cui capo vi è Dio e subito dopo l’uomo che, pertanto, non può essere indagato scientificamente poiché non viene riconosciuta la sua appartenenza al mondo della natura.
Una scienza dell’uomo è impensabile dal momento che non si può parlare di “studio dell’anima”, se questa discende direttamente da Dio. Non si può parlare di studio delle forme di vita sociale, se queste sono modellate su un disegno di origine divina e di conseguenza insondabili. In questo scenario e con queste premesse, lo studio della natura non è negato ma è puramente descrittivo, senza nessun tentativo di sistematizzazione delle conoscenze. Esiste tutto il mondo dell’alchimia e dei maghi, ma la ricerca è impregnata di spirito magico, di “soprannaturale” e non assomiglia in alcun modo al concetto che oggi abbiamo di scienza. Nel medioevo sono vietati inoltre anche gli studi anatomici.
Rinascimento
È solo sulla fine del XIV secolo con il Rinascimento che sarà possibile iniziare un nuovo rivolgimento del pensiero umano e si ricostituiscono le condizioni che rendono possibile una scienza dell’uomo. Ma tale processo in questo periodo è colmo di contraddizioni, procede con grande lentezza e in modo ambiguo, e si concluderà solo nel XVIII secolo.
Nel Rinascimento vi è un improvviso interesse per l’uomo in quanto tale, e come membro della natura, non più visto in un’ottica trascendente ma si è ancora lungi dal considerarlo oggetto di studio.
Alla Natura si tenta di attribuire una sua energia, viene messo in discussione il soprannaturale e potenziato l’interesse dell’energia intrinseca alla natura stessa fautrice delle forze prodigiose, forze magiche, certo, ma non soprannaturali.
Nella natura agiscono delle forze prodigiose che determinano tutto quanto avviene, tra gli elementi della natura c’è interazione reciproca, nulla si muove nell’universo che non abbia una diretta conseguenza su tutte le altre parti dell’universo. Di qui l’enorme importanza dell’astrologia, i moti degli astri non possono non esercitare la loro influenza sugli eventi del mondo e sulle nazioni, i sentimenti, i pensieri degli uomini.
Siamo abbastanza lontani dalla scienza moderna, ma le muraglie che la filosofia cristiana medioevale aveva eretto cominciavano a sbriciolarsi. Di fatto come osserverà con un’immagine famosa Francesco Bacone, maghi, astrologi, alchimisti, con la loro mole imponente di esperimenti, si comportavano come formiche, che accumulavano tante cose senza alcun discernimento e senza alcuna elaborazione, ma i dottori aristotelici si comportavano come ragni, che tessono tele anche meravigliose, ma frutto esclusivo della loro bava, senza alcun rapporto con quanto avviene nel mondo. Il vero filosofo, lo scienziato nel senso moderno del termine, deve invece essere come l’ape, che prende dall’esterno il nettare, ma rielaborandolo personalmente lo trasforma in miele.
La rivoluzione scientifica e il dualismo cartesiano
La trasformazione di ragni e formiche in api avviene tra il XVI e il XVII secolo con Galileo, Keplero, Bacone che operano una rivoluzione scientifica portando dalla magia naturale e dall’aristotelismo astratto alla scienza moderna, al legame, cioè, tra teoria ed esperienza empirica.
I passi che portono alla fine del ‘700 alla fondazione di una scienza dell’uomo ma non ancora di della psicologia come intesa in senso scientifico moderno sono:
Dopo ancora mezzo secolo, grazie agli apporti di altre scienze, si arriverà alla psicologia.
Cartesio
Con il dualismo cartesiano si ha una separazione tra la:
Res cogitans: è lo spirito, privo di estensione. Interagisce con il corpo a livello della ghiandola pineale, o epifisi.
Con lo stagliarsi della filosofia cartesiana si apre la strada ad una visione meccanicistica del corpo, quest’ultimo, infatti, è considerato come un meccanismo perfetto, una macchina idraulica ed è del tutto in grado di funzionare autonomamente. Congiuntamente alla dottrina delle idee innate, si arriva a postulare una totale indipendenza tra le due sostanze, corpo e mente: alla mente non è necessario il corpo (compresi cervello e organi di senso) per esplicare la sua azione, perché in essa sono compresi, innati, i principi che le consentono di funzionare (le idee innate).
Ne consegue una rottura epistemologica di notevoli dimensioni:
I limiti di questa visione (nonostante inizialmente mente e corpo interagissero a livello della ghiandola pineale) consistono in una rottura tra mente e corpo (accennata nelle considerazioni critiche iniziali). La mente è dis-giunta dal corpo, e per entrambi questi elementi vi sono scienze appropriate che non si integrano a vicenda. La mente è solo dominio della filosofia e della religione, il corpo della medicina e della fisiologia.
Altro elemento fondamentale del pensiero cartesiano sono state le idee innate: il contenuto della mente. Cartesio distingueva tra tre tipi di idee:
Queste idee Costituiscono un legame tra mente e oggetti reali. Non si vede con gli occhi, ma con la mente, e le idee non è detto che si conformino alla realtà. Vi sono così idee costruite direttamente dalla mente, sia che si tratti di idee relative ad oggetti del tutto immaginari, come avviene nel sogno o nel delirio, sia che si tratti della consapevolezza delle emozioni che possiamo provare.
Queste ultime sorgono direttamente dalla mente – dalla res cogitans – come principi assolutamente basilari. Innate non significa chiare e distinte alla coscienza dell’uomo, quest’ultimo le deve scoprire in se stesso. Qui l’esperienza sensoriale gioca un ruolo fondamentale: l’osservazione della natura ci consente di scoprire delle proprietà in essa, che in realtà possedevamo già a livello implicito (scoprire delle relazioni matematiche tra gli oggetti che ci circondano). In senso negativo, l’esperienza sensoriale può indurci sempre in errore e mascherare alcune idee innate. L’ambiguità del concetto delle idee innate è che spesso appaiono come predisposizioni innate a formare idee sulla base dell’esperienza.
È comunque sempre la res cogitans a formare idee, anche quando queste sono innescate dall’esperienza sensoriale. E la mente ha in sé tutti i principi che le consentono di funzionare, indipendentemente dal corpo.
Il mondo in cui viviamo potrebbe essere un mondo di apparenze, costruito da un demone che ci voglia ingannare: è indispensabile dubitare di tutto, ciononostante, è però indubbio che vi sono delle idee che per le loro caratteristiche di chiarezza e distinzione sono indubitabili, non in ragione di una necessaria corrispondenza con oggetti del mondo esterno, ma in quanto siamo consapevoli della loro esistenza: se io vedo un cavallo, e lo vedo chiaro e distinto, posso dubitare che esista un cavallo non sia che un’apparenza, non posso però dubitare di vederlo. Analogamente se penso, non posso dubitare di esistere: Cogito Ergo Sum.
Dagli Empiristi agli Associazionisti
Empiristi
Il movimento empirista si oppone al razionalismo di Cartesio
Gli esponenti sono: Locke, Berkeley e Hume.
Gli empiristi non negavano l’esistenza dell’anima, né negavano la liceità dî un’indagine metafisica sulla sua essenza. Semplicemente, si occupavano di altro, distinguendo tra:
– i prodotti dell’anima, indagabili scientificamente
– l’essenza dell’anima, indagabile solo attraverso la metafisica
Senza tale distinzione non sarebbe mai potuta nascere una psicologia scientifica, perché ogni discussione sull’anima avrebbe sempre avuto a che fare con il problema della sua essenza, e non sarebbe quindi mai riuscita a liberarsi dalle pastoie della metafisica.
Le vie di indagine che si aprono sono:
Associazionisti
Tra essi si ricorda Thomas Brown (1820), che introdusse in psicologia il metodo dell’introspezione, e cioè dell’auto-osservazione sistematica da parte di una persona di quanto avviene nella sua stessa mente (metodo usato poi dagli strutturalisti).
Svilupparono i principi dell’associazione, aggiungendo numerose altre leggi a quelle di Hume.
Gli associazionisti si occuparono maggiormente del rapporto mente-corpo.
Esponenti significativi:
Hartley
Hartley, influenzato profondamente da Newton, adotta una posizione dualistica: “l’uomo consiste di due parti, l’anima e il corpo” e contemporaneamente si muove nella scia di Locke, per il quale esisteva un’interazione tra corpo e operazioni dell’intelletto. Enuncia, inoltre, un programma scientifico fondato sui “fatti”, e non sulle congetture: formato sulla teoria delle “vibraziuncole”.
Queste ultime sono le minime vibrazioni che gli oggetti esterni provocano attraverso gli organi di senso nel sistema nervoso.
Alle vibraziuncole corrispondono le associazioni, la base delle operazioni dell’intelletto. Così, ad esempio, un ricordo di un’esperienza passata dovrà suscitare un insieme di vibraziuncole corrispondente a quella causata da tale esperienza nel sistema nervoso, quando fu percepita.
Un elemento che va sottolineato è che le leggi dell’associazione lasciavano abbastanza irrisolto il problema del pensiero complesso, nei quali il richiamo dell’evento sensoriale non fosse immediato.
Successivamente furono altri studiosi a tentare di risolvere questo problema
James Mill
Sviluppa il principio della “associazione sincrona”: un oggetto è per noi costituito da una somma di sensazioni diverse (forma, colore, peso, durezza, e così via). Tali sensazioni diverse vengono da noi associate simultaneamente, e costituiscono così un “percetto”, da cui deriva un’”idea” (es: un “fiore” non è altro che un composto di idee semplici quali i petali, le foglie, il gambo, le radici, ecc. Ognuna di queste idee semplici è a sua volta un percetto, costituitosi per associazione sincrona di colore, forma, ecc)
John Stuart Mill
Sviluppa teoria della “chimica mentale”: la teoria dell’associazione sincrona va bene per le idee semplici, ma con quelle complesse : le idee semplici, nel costituire le idee complesse, si comportano come gli elementi della chimica in un composto: l’idea complessa si comporta come un’unità, e per comprenderla non abbiamo bisogno di dividerla nei suoi componenti; anzi, divisa l’idea complessa nelle sue idee semplici non ci troviamo più di fronte all’idea originaria.
Alexander Bain
Considerato da molti il vero padre “filosofico” della psicologia scientifica; pur accettando una teoria associazionistica analoga a quella della “chimica mentale” ammetteva contemporaneamente l’esistenza anche di fattori innati di organizzazione del comportamento. Bain afferma la necessità di dare una base neurofisiologica ad ogni studio del comportamento: la “mente è completamente alla mercé delle condizioni corporee”. Fu precursore del comportamentismo: il movimento precede la sensazione, e questo a sua volta precede il pensiero; nella soluzione di un problema, l’individuo opera inizialmente con movimenti casuali; alcuni di questi saranno però premiati dalle loro conseguenze, e precisamente quelli che ottengono risultati positivi; essi tenderanno allora a ripetersi, divenendo delle abitudini; usa per primo l’espressione “apprendimento per “trials-and-errors” (tentativi ed errori -connessionismo di Thorndike).
Gli Ideologi
In Francia il percorso per una scienza dell’uomo è differente che nei paesi Inglesi. A questi i francesi chiedono di superare l’essenzialismo nelle ricerche sull’anima, ricondurre la “macchina” del corpo all’organico, trovare una corrispondenza – non più tra corpo e anima ma tra “fisico” e “morale” – suscettibile di essere studiata scientificamente.
Gli esponenti principali del movimento francese sono:
Condillac
Costui studia non la natura dell’uomo ma le sue operazioni intellettuali e i suoi processi psicologici, arrivando addirittura a confrontare l’uomo con gli animali. Rimarrà in lui la convinzione dell’esistenza di un’anima inconoscibile.
Buffon
Che parla di “storia naturale” dell’uomo, l’uomo rientra finalmente nel regno animale (pur occupando una posizione di vertice).
Il riduzionismo meccanicista
Di questo movimento è esponente La Mettrie che afferma: “il cervello ha i suoi muscoli per pensare, come le gambe hanno i loro per camminare”. In altre parole, la mente non è che una proprietà della materia; ciò che però distingue la materia vivente da quella non vivente, è che la prima è organizzata, e tale organizzazione le fornisce un principio motore interno. Sicché l’anima è la “molla principale di tutta la macchina”. Essa non ha principi innati che ne determinano l’azione; non “si governa che per volontà del corpo”, ma questo a sua volta non si governa che per volontà dell’anima.
Gli ideologi alla fine del XVIII secolo compirono l’ultimo passo per la costituzione di una scienza dell’uomo (non ancora la psicologia come oggi intesa), Con gli ideologi, e solo con loro, si poterono finalmente stabilire tutte le condizioni perché la psicologia potesse nascere come scienza. Gli eventi storici impedirono però che fossero essi a raccogliere direttamente i frutti di quanto avevano seminato.
Il più importante fu Cabanis:
egli afferma che il pensiero sta al cervello come il succo gastrico allo stomaco, rifiuta qualsiasi riduzionismo meccanicista. Evidenzia come non vi è dipendenza del corpo da un’anima ontologicamente distinta, così non vi è neppure semplice riduzione dell’anima ai meccanismi biologici. È impossibile per lui interpretare gli esseri viventi in puri termini fisici dal momento che fisico e morale sono profondamente interconnessi. Egli afferma la supremazia del sistema nervoso che raggiunge ogni parte del corpo governandola e regolandola e nello stesso tempo, attraverso gli organi di senso, raccoglie le impressioni dal mondo in cui l’individuo si trova ad agire. Il sistema nervoso viene a sostituire nelle sue funzioni anima o mente o spirito dei precedenti filosofi, ma è soggetto anch’esso a tutte le leggi che regolano ogni altra parte del corpo, essendo del corpo parte integrante. Secondo questo autore il morale è funzione del sistema nervoso, in primo luogo del cervello, ed è principio regolatore del “fisico”; ma cervello e sistema nervoso, di cui il morale è funzione, fanno a loro volta parte del fisico.
In questi termini L’unità, anche ontologica, dell’uomo è definitivamente affermata, inoltre questa concezione rifugge definitivamente dalle speculazioni astratte, e si inquadra in un’attenzione tutta rivolta ai fatti, da studiare con spirito scientifico.
Il Pensiero Tedesco Kant, Herbart E Fechner
Fu in Germania che nacque ufficialmente la psicologia scientifica
Kant
A Kant si deve il superamento della controversia tra razionalisti ed empiristi, attraverso l’introduzione dei giudizi sintetici a priori; il superamento della distinzione wolffiana tra psicologia razionale (la cui possibilità era da Kant negata) ed empirica.
Tedeschi sono inoltre Herbart e Fechner: due autori che possono essere considerati i più diretti precursori della psicologia scientifica.
Herbart
E’ il primo ad affermare che la psicologia è scienza, e scienza autonoma, non subordinata né alla filosofia né alla fisiologia.
Herbart afferma che la psicologia è scienza si, ma scienza metafisica e non sperimentale, perché la scienza sperimentale è necessariamente analitica, mentre la mente per sua natura non può che essere unitaria; b) nega ogni interesse per i nessi tra psicologia e fisiologia. La psicologia in quanto scienza metafisica va fondata sulla metafisica, come sull’esperienza e sulla matematica, pertanto ritiene sia necessario una fondazione matematica della scienza psicologica. Seguendo il percorso teorico di Herbart l’oggetto di studio della psicologia passa dal dominio del qualitativo, per entrare in quello del quantitativo; e si pone l’esigenza di fondare una teoria della misurazione dei fenomeni psichici.
Herbart introduce riflessioni importanti sulle idee che sottolinea come variano per il tempo e l’intensità; l’anima è però unitaria, e se due idee si presentano contemporaneamente, possono o integrarsi in un’unità più complessa, o reciprocamente inibirsi. L’inibizione di un’idea da parte di un’altra più intensa non potrà però mai essere completa: l’idea inibita si indebolirà, sino a poter scomparire dalla coscienza ma non per questo cessare di esistere. Herbart introduce il concetto di
“Soglia della coscienza” = l’intensità minima che un’idea deve possedere perché rimanga a livello di coscienza. Al di sotto della soglia le idee entrano nel livello ddl’inconscio.
Il concetto di inconscio entra così per la prima volta nel campo della psicologia, con settant’anni circa di anticipo sulla prima formulazione che ne darà Freud (1895): il concetto freudiano di inconscio fu quanto meno ispirato da quello herbartiano.
Fechner
La posizione di Fechner sembra orientata al materialismo radicale, ma viene costantemente smentita dall’affermazîone dell’esistenza dell’anima. Fechner getta per unire corpo e anima, spirito e materia, è quello della psicofisica. Essa deve permettere di determinare attraverso una precisa relazione matematica la relazione che intercorre tra questi due aspetti di un’unica realtà.
La relazione psicofisica fondamentale o legge di Weber o Weber-Fechner afferma che la sensazione è proporzionale al logaritmo dello stimolo; in formula:
S =klogR+ C
dove S (Sinneswahrnehmung) è la sensazione, R (Reiz) lo stimolo, k e C sono costanti, la prima delle quali, detta costante di Weber, dipende dalla modalità sensoriale.
Se ad un soggetto vengono presentati due stimoli di intensità diversa, ma tale per cui la differenza tra i due stimoli sia appena percepibile (mentre una differenza inferiore non sarebbe percepita), con l’aumentare del valore di intensità degli stimoli aumenta anche la differenza appena percepibile, mentre rimane costante il rapporto tra i due stimoli.
Fechner riteneva per il pensiero umano la relazione psicofisica fondamentale, di importanza almeno pari alla legge della gravitazione universale formulata da Newton
Il contributo delle altre scienze
Alle origini della psicologia oltre la filosofia, importanza determinante hanno avuto anche gli apporti di altre discipline scientifiche come la fisiologia, l’astronomia, la biologia, l’evoluzionismo.
Astronomia
La velocità di spostamento dei corpi celesti veniva misurata in questo modo. Al telescopio veniva applicato un reticolo; l’astronomo, osservando il cielo attraverso il reticolo, udiva contemporaneamente il suono di un orologio. Quando il corpo celeste di cui si voleva misurare la velocità entrava nel reticolo, l’astronomo cominciava a contare i battiti dell’orologio, e rilevava quindi il numero di tali battiti nel passare del corpo celeste da un posto ad un altro prefissato del reticolo.
Bessel (confrontando i propri tempi di osservazione con quelli ottenuti da altri illustri astronomi) rileva differenze abbastanza sistematiche tra le varie persone nella rilevazione dei tempi sviluppando il concetto di “equazione personale” di ogni osservatore indicante il tipo di errore sistematico che compie ogni osservatore, conoscendo questo si sarebbero potute depurare le osservazioni da tali errori individuali. Da questo elemento nasce la problematica dei tempi di reazione (tempo necessario perché una persona risponda alla presentazione di uno stimolo)
– per ridurre i margini di errore si pensa che l’errore potesse essere dovuto all’insieme di operazioni complesse che l’astronomo deve compiere nel corso dell’osservazione (rilevare due stimoli visivi (il passaggio del corpo celeste all’ingresso e all’uscita del reticolo), uno stimoli uditivi (il battito dell’orologio), e l’operazione di contare).
– si pensa all’uso di tachigrafo: un cilindro con attorno della carta, imperniate su motore rotante, e con a contatto una penna scrivente fissa. Nel momento in cui il corpo celeste penetrava nel reticolo, l’osservatore doveva premere un pulsante, che metteva in moto il motore. Una seconda pressione sul pulsante, all’uscita dal reticolo del corpo celeste, avrebbe arrestato il motore. Essendo nota la velocità del motore dalla lunghezza della traccia lasciata dalla penna sul cilindro si poteva risalire al tempo trascorso tra le due pressioni sul pulsante, e quindi alla velocità del corpo celeste.
Apporto di altre scienze
Donders
Donders credeva che ciò che impediva alla psicologia di diventare scienza era l’impossibilità di dare delle misurazioni oggettive, secondo parametri fisici, dei processi mentali. A suo avviso, però, tale difficoltà poteva essere superata se solo si fossero potuti rilevare i tempi di durata dei processi mentali: dimostrare che avviene nella mente un processo che richiede del tempo, significa contemporaneamente dimostrare l’esistenza di tale processo (indipendentemente da qualsiasi possibilità di osservazione sul piano fisiologico).
Egli escogitò un esperimento che faceva uso del metodo sottrattivo dei tempi di reazione, ispiratogli da Helmholtz. Quest’ultimo per rilevare la velocità di conduzione delle fibre nervose somministrava ad un soggetto uno stimolo, ad esempio un lieve shock elettrico, in un punto di un arto, e il soggetto doveva premere un pulsante non appena riceveva tale stimolo. Si misurava quindi tale primo tempo di reazione. Successivamente Helmholtz somministrava un altro stimolo in un punto diverso dello stesso arto, e registrava un secondo tempo di reazione. Se il primo stimolo era applicato alla radice dell’arto, e il secondo all’estremità, il secondo tempo di reazione risultava più lungo del primo. La differenza tra i due tempi di reazione era quindi un indice del tempo occorrente allo stimolo per giungere dall’estremità dell’arto alla sua radice. Secondo Helmholtz, quindi, era sufficiente calcolare il rapporto tra la differenza tra i due punti di applicazione in lunghezza, e la differenza tra i due tempi di reazione, per determinare la velocità dell’impulso nervoso (problema: la velocità di un impulso nervoso dîpende anche dal diametro della fibra, e non ha quindi un valore assoluto.)
Donders con l’impiego del metodo sottrattivo escogitò il seguente esperimento:
Indicava tre condizioni in cui rilevare i tempi di reazione:
a) uno stimolo a cui doveva essere data una risposta;
b) più stimoli, a ognuno dei quali corrispondeva una risposta diversa;
c) più stimoli, ma solo ad uno di essi doveva essere data risposta.
Donders poté così constatare che i tempi a) erano i più brevi di tutti; seguivano i tempi c), e infine i b). Secondo Donders, la differenza c) – a) indicava il tempo occorrente al soggetto per discriminare tra gli stimoli, e scegliere quindi quello a cui occorreva rispondere; e la differenza b – c indicava invece il tempo necessario al soggetto per discriminare tra le risposte.
Tali tempi di discriminazione corrispondevano appunto a quei processi puramente psicologici di scelta a cui veniva.finalmente fatto corrispondere un indice di misurazione fisico
Il metodo sottrattivo venne impiegato da Wundt, alla nascita della psicologia scientifica, nel suo laboratorio di Lipsia. Wundt sperava, attraverso compiti più complessi, di poter dimostrare con la sottrazione dei tempi di reazione l’esistenza delle fasi in cui riteneva si articolassero i processi mentali.
Solo in questo dopoguerra vi sarebbe stata una riscoperta del metodo sottrattivo, che, in una diversa prospettiva, è tuttora considerato uno dei più fecondi metodi di studio dei processi cognitivi.
La Fisiologia
Nel ‘600 Harvey, con la scoperta della circolazione del sangue, consentì di concepire l’uomo come meccanismo.
Concetti importanti in tal senso sono quello dell’ arco riflesso :stimolando determinati recettori sensoriali, si provocano automaticamente (senza intervento della volontà ) delle risposte automatiche
(si parla di “arco” perché il substrato nervoso è composto di una parte “afferente”.
Di notevole importanza è la Legge di Beli-Magendie e la teoria dell’energia nervosa specifica
È importante, inoltre, il fatto che si distingue tra rappresentazione e cosa rappresentata, tra caratteristica, cioè, dello stimolo, e percezione –> viene troncato. definitivamente ogni impaccio di carattere metafisico nello studio della percezione, che può così venire a essere studiata su basi rigorosamente scientifiche, ponendosi come autentico fondamento di una psicologia come scienza autonoma. In altri termini, non vi è più possibilità di confusione tra soggetto che percepisce (e che può quindi essere studiato, sul piano della percezione soggettiva, su base scientifica) e cosa percepita.
Helmholtz
Questo studioso fu influenzato dagli associazionisti e Stuart Mill.
I tratti fondamentali delle sue teorizzazioni:
a) Estende il principio di Mill: all’interno dello stesso sistema visivo, si potevano individuare ad esempio tre tipi di fibre nervose differenziate per la percezione di differenti colori; così nel nervo acustico si potevano differenziare diverse fibre nervose deputate a trasmettere stimoli corrispondenti a differenti altezze tonali.
b) introduce il concetto di “inferenza inconscia”: il sistema percettivo corregge, all’insaputa del soggetto, i valori della percezione, sulla base dell’esperienza passata.
Evoluzionismo
Teoria di Darwin: concetto di “selezione naturale”: le specie che non riescono ad adattarsi all’ambiente finiscono con lo scomparire, ed anche all’interno delle stesse specie sopravvivono gli individui portatori di caratteristiche che meglio si adattano all’ambiente. Nel tempo si potrà assistere a un processo di evoluzione, con una progressiva modificazione delle specie, poiché gli individui che sopravvivono, accoppiandosi tra di loro, daranno vita ad una discendenza che presenterà in modo sempre più accentuato i caratteri adattativi, con una progressiva scomparsa dei caratteri disadattativi.
La selezione naturale si applica non solo ai caratteri somatici, ma anche a quelli psichici.
Conseguenze in psicologia:
– Galton: studio delle caratteristiche psicologiche individuali e della loro trasmissione ereditaria;
– in America, con il funzionalismo, studio dei caratteri psichici in quanto mezzi a disposizione dell’uomo per adattarsi all’ambiente.
– Si approda alla consapevolezza che l’uomo era frutto una duplice evoluzione: quella filogenetica, che ha portato attraverso l’evoluzione al costituirsi della specie umana; e quella onto-genetîca, che porta all’evoluzione dell’individuo singolo dalla nascita all’età adulta.
Una vera comprensione completa dell’uomo non può aversi quindi se non viene anche studiata la psicologia e dell’età evolutiva e delle specie animali.
