Considerazione critiche sulla storia della psicologia
Comprendere un fenomeno vuol dire prima di ogni cosa ripercorrere la sua storia ed evoluzione, poiché in questo percorso di ricostruzione delle origini, s’incontrano gli elementi simbolici, le dinamiche che contribuiscono allo sviluppo di quello stesso fenomeno, e in questa storia è possibile trovare i perché dell’evoluzione di specifici concetti, idee e tempi e modalità di sviluppo del fenomeno stesso. Non conoscere la storia di uno specifico evento, la sua evoluzione, ostacola la capacità di comprendere i perché della sua nascita e dei suoi obiettivi. Ignorare il perché delle “origini” e il perché del “movimento verso”, significa non riuscire a cogliere la necessità e l’utilità dei prodotti di quello stesso avvenimento, in questo caso della psicologia. Il perché della vastità metodologica e teorica intrinseca in questo campo di ricerca e il perché, elemento che ci preme sottolineare, della rappresentazione particolare e del peculiare modo di interpretarla come studio, come disciplina e modalità di intervento.
Parlare della psicologia significa sottolineare la presenza e l’azione di diverse teorie, procedure e pratiche, anche molto differenti tra loro. Sebbene questo sia un elemento valido per ogni disciplina scientifica, per la psicologia diventa un elemento di particolare e specifica rilevanza.
Nella scienza matematica non si pone il problema di raccogliere dati empirici per validare le teorie e dato, inoltre, un certo accordo sui punti di partenza, si riscontra un elevato consenso nell’adozione di specifiche procedure che permettono di trasformare le premesse in particolari conclusioni.
Nella scienza fisica si origina il problema del controllo dei modelli teorici, per valutare il grado di verosimiglianza tra la realtà estera è quella riprodotta in laboratorio. Nonostante questa necessità di controllo c’è, però, un’ampia convergenza su quali siano le variabili da considerare e un ampio accordo sulle modalità del controllo delle variabili stesse.
Nella scienza psicologica, la discussione diventa particolarmente accesa sui metodi da privilegiare in funzione delle opzioni teoriche fatte proprie da un ricercatore o da uno psicologo applicato [Mecacci 1999]
Questa caratteristica del campo di indagine in questione rende complicato anche il percorso che tenta di delinearne la storia, mettendo in luce i punti cruciali che hanno determinato l’emergere della psicologia da discussioni di altra natura e con altri obiettivi, diversamente “condivise” e “simbolizzate”.
In virtù di questa precisazione è possibile affermare intanto che non esiste una psicologia ma esistono tante psicologie con differenti metodologie, modalità di indagine della realtà psicologica e sociale, e differenti modalità di intervento che ancora non hanno trovato una “condivisa” e più precisa sistematizzazione.
È importante sottolineare, inoltre, la relazione che c’è sta la storia interna ed esterna di una specifica disciplina.
– la storia esterna che valuta il modo di rappresentarsi una disciplina stessa, le concezioni, i pregiudizi, le credenze che vincolano, ostacolano o facilitano l’emergere e l’evoluzione di uno specifico sapere, in questo caso le idee che si possono racchiudere in quella che è definibile “psicologia ingenua o del senso comune”.
– la storia interna invece riguarda la precisazione dei concetti interni alla scienza stessa; nel caso della matematica: il perfezionarsi del concetto di numero; per la fisica: il passaggio dalla fisica classica a quella relativistica; per la psicologia: lo strutturarsi della nozione di inconscio. Questi elementi delineano la storia interna che ha sempre un profondo legame con quella esterna.
Per la psicologia questo legame è particolarmente forte in quanto non vi è altra scienza per la quale è stato profondo e determinante per il suo sviluppo, l’influenza della storia esterna su quella interna. Una scienza infatti dipende tanto più dall’esterno quanto più la sua storia interna è stata condizionata dal contesto storico e sociale.
La psicologia ha subito un grosso influsso dal contesto storico-sociale: quasi tutto lo sviluppo della psicologia scientifica è stato caratterizzato da obiettivi e finalità che sono state poste dall’esterno. Essendo vari i contesti culturali e sociali in cui tale disciplina è cresciuta, varie sono anche le teorie e le pratiche derivate.
In assenza di un quadro storico preciso e corretto, dunque, non si spiegano alcuni importanti interrogativi:
– perché in psicologia ci sono diverse “scuole”?
– perché certi aspetti della psicologia sono stati indagati da certe scuole o correnti più approfonditamente che da altre?
– perché la psicologia è nata relativamente tardi rispetto ad altre scienze?
Gli psicologi (ricercatori e applicati) partono, dunque, da paradigmi diversi per spiegare il comportamento della gente e praticano tecniche diverse per capire e modificare il comportamento altrui.
A partire da questa premessa fondamentale possiamo proseguire con attenzione alla ricerca di tracce storiche che offrono significato e senso ai modi, passati quanto attuali, di approcciarsi, immaginarsi e rappresentarsi questo sapere.
Precisiamo a questo punto che una scienza dell’uomo nasce a partire da due tappe fondamentali
1) quando viene legittimata la possibilità di studiare l’uomo in quando “macchina”, portando l’uomo al di qua dell’aura di mistico dogmatismo che aveva fino a questo punto vincolato anche gli studi di anatomia a di fisiologia (discipline che subiscono un forte impulso in virtù di questa demistificazione)
2) quando, a distanza di tempo, l’uomo viene considerato un’entità globale e complessa in cui rientra nell’ambito della speculazione scientifica anche quella parte che Cartesio definì “res cogitans”, cioè la mente, fino a quel momento solo speculazione filosofica e teologica.
Le diverse scuole e correnti psicologiche hanno sempre oscillato tra due poli opposti:
– il polo “meccanicistico” sostenuto da coloro i quali considerano l’uomo come una macchina, il cui funzionamento è determinato dalle leggi della neurofisiologia e della biochimica. Questi ricercatori prediligono la classiche tecniche sperimentali, da usarsi in laboratorio (si pensi agli esperimenti su animali condotti da molte branche della scienza del comportamento)
– il polo “antimeccanicistico” o “sistemico” sostenuto da chi considera l’uomo come una persona capace di scopi, aspettative e intenzioni. Questi ricercatori, diversamente dai primi, privilegiano l’osservazione in contesti naturali e anche l’impiego di tecniche (ad esempio: gli psicoanalisti) lontane dai canoni delle scienze naturali
Più in generale, relativamente al concetto di scientificità e di psicologia come scienza autonoma esiste la seguente doppia posizione:
– C’è chi considera la psicologia al pari delle altre scienze della natura e cerca di trapiantarvi criteri e metodi già collaudati in altri campi come la biologia. In tal senso si sostiene che la disciplina è nata come scienza autonoma quando si è incominciato a portare i fenomeni in laboratorio così da poterli analizzare con le consuete procedure sperimentali. Ed è in base a questo criterio che si riconosce a Wilhelm Wundt il merito di aver fondato la psicologia: egli è infatti il creatore del primo laboratorio di psicologia a Lipsia nel 1879.
– C’è chi, invece, ritenendo che la psicologia non abbia modelli precostituiti di scientificità, rivendica alla psicologia una propria autonomia, e legittima l’impiego di tecniche di indagine originali, spesso realizzate proprio per quello specifico campo di indagine. Un esempio è il “colloquio clinico”, volto ad adempiere sia funzioni di terapia sia di raccolta di dati empirici. I sostenitori di tale posizione ritengono che l’artificiosità determinata dal semplificare alcuni fenomeni, soprattutto quelli più complessi – allo scopo di poterli studiare in laboratorio – non sia sufficientemente compensata dal più agevole controllo delle variabili in una visione che le complessifichi inserendole in un contesto più ampio di ricerca di senso (circolare) e non di semplice spiegazione consequenziale, con l’isolamento delle specifiche variabili (lineare).
L’adozione del metodo sperimentale con l’istituzione di laboratori in cui condurre gli esperimenti, viene considerata, però, da molti storici della psicologia come lo spartiacque tra due millenni di psicologia “filosofica” e centoventi anni di psicologia scientifica.
Certo è che la psicologia è l’ultima disciplina scientifica a rendersi indipendente dalla lunga gestazione filosofica, diventando una scienza naturale e sperimentale.
Verso la Psicologia: ricostruire un percorso/processo
Il cammino per giungere ad affermare la possibilità di studiare con un metodo scientificamente valido le idee, le percezioni, i sentimenti, le emozioni e così via, non è stato né breve né lineare. Questa difficoltà di definizione di un percorso lineare porta ad una difficoltà di definizione della disciplina stessa e una difficoltà conseguente di differenziazione “fondamentale” tra quest’ultima e molti altri campi di indagine, dai quali ha attinto un enorme bagaglio di elementi per potersi sviluppare. Basti pensare alle generalizzazioni e confusioni che ancora si fanno tra psicologi e medici, fisiologi (considerando molti aspetti della psicologia scientifica e le neuroscienze cognitive) o tra psicologia e filosofia.
Etimologia
Il termine “psicologia” deriva dal greco psyché(ψυχή)= = spirito, anima e da logos(λόγος) = discorso, studio. Letteralmente la psicologia è quindi lo studio dello spirito o dell’anima. Il significato del termine rimase immutato dal XVI secolo fino al XVII secolo, quando assunse il significato di “scienza della mente”. Negli ultimi cento anni, il significato di tale termine è cambiato ulteriormente e in modo significativo, adeguandosi alle nuove prospettive e alla moderna metodologia.
È interessante segnalare che iconograficamente psyché può essere interpretato come farfalla: molte decorazioni di antichi vasi greci raffigurano con l’immagine di una farfalla lo spirito (anima) che esala nell’istante della morte.
Il termine “psicologia”, nella forma latina psichologia fu probabilmente introdotto nel 1520 dall’umanista Filippo Melantone, nei cui scritti comunque non compare. Il termine appare invece (nella forma greca psychologia) nelle opere dei suoi discepoli Rodolfo Goclenio (Psychologia, hoc est de hominis perfectione, 1597) e Otto CassMann (Psychologia anthropologica sive animae humanae doctrina, 1594). Recenti ricerche hanno tuttavia individuato un uso più antico del termine nell’umanista dalmata Marcus Marulus (Psychologia de ratione animae humanae, 1511-1518), sebbene non sia chiaro il significato con cui veniva utilizzata tale parola.
Il termine “psicologia” divenne popolare nel Settecento, grazie al tedesco Christian Wolff che lo utilizzò per intitolare due sue opere: Psychologia empirica (1732) e Psychologia rationalis (1734).
Wolff, con le opere succitate, inaugurò la distinzione fra psicologia empirica (fatti psichici fondati sull’esperienza) e psicologia filosofica o razionale (essenza dell’anima e delle sue facoltà):
– la prima cercava di individuare dei principi che potessero spiegare il comportamento dell’anima umana.
– la seconda indagava sulle facoltà dell’anima stessa. Successivamente, Kant criticò la distinzione di Wolff, negando la possibilità che potesse esistere una psicologia razionale. Kant, comunque, accettò la validità della psicologia empirica, anche se non la considerava scienza esatta, per il fatto che era impossibile applicare la matematica ai fenomeni psichici, mancando ad essi la forma a priori dello spazio. Grazie a Kant si posero le prime basi di una psicologia non più puramente filosofica, ma costruita con criteri empirici.
Nella seconda metà dell’800: il termine “psicologia” è usato per designare una disciplina scientifica autonoma dalla filosofia e svincolata da ipoteche metafisiche, con un’accezione più o meno analoga a quella odierna. L’uso del termine “psicologia” era comunque molto raro, preferendo piuttosto parlare di “scienza del morale”, di “scienza dell’uomo” o di “antropologia”, alludendo ad uno studio che comprendesse unitariamente gli aspetti fisiologici, psicologici e spesso anche sociali.
Perché la Psicologia nasce quando nasce e non prima?
Perché questa disciplina si è costituita così tardi come scienza, a oltre due secoli di distanza dalla nascita della scienza moderna?
Considerazioni iniziali
Quando nella seconda metà dell’Ottocento (esattamente nel 1879) Wundt fondò il suo laboratorio di Lipsia, si compiva il passo ufficiale attraverso cui la nuova disciplina psicologica si costituiva formalmente e otteneva i requisiti per essere riconosciuta come tale dall’intera comunità scientifica.
Il processo è stato lungo, ed era iniziato oltre due millenni prima inglobando, differenziando, imitando e acquisendo i contributi di differenti discipline con uno statuto interno maggiormente strutturato come la filosofia, come la fisiologia, la biologia e l’astronomia.
1) Nel pensiero greco esistevano già le premesse perché potesse nascere uno studio scientifico dei processi psichici, premesse date da una considerazione dei rapporti esistenti tra aspetti biologici, psichici e sociali nella determinazione del comportamento, e dal riconoscimento della piena appartenenza dell’uomo, come animale, al mondo della natura.
2) È il pensiero medioevale cristiano che nega entrambi questi aspetti del problema. Perché possa nascere, quindi, una scienza dell’uomo prima, e poi una psicologia scientifica, occorrerà un lungo processo che ripristini le condizioni concettuali già presenti in certa misura nel pensiero greco.
Ciò avverrà con un certo ritardo anche rispetto alla rivoluzione scientifica del’600 , che se fornirà agli scienziati della natura gli strumenti concettuali per affrontare l’analisi dei loro oggetti di studio in termini moderni, troverà ancora una concezione dell’uomo non sufficientemente avanzata per consentire di utilizzare tali strumenti sull’uomo stesso, infatti l’uomo è ancora considerato un essere divino insondabile.
L’uomo, considerato un essere diverso dalla natura “materiale” su cui la speculazione scientifica già era stata introdotta, considerato precisamente un essere divino, era (e restava ancora, rispetto alla natura, all’universo e al mondo fisico in generale nel ‘600) insondabile.
Una tappa fondamentale fu offerta da Cartesio, che distingueva tra res cogitans e res extensa.
Questa separazione mente-corpo (che interagivano a livello della ghiandola pineale) offrì la possibilità di demistificare il corpo e studiarlo in una prospettiva meccanicistica (corpo-macchina) e questa scissione introdurrà (approfondimenti più avanti):
– al materialismo volgare di La Mettrie
– al reinserimento, con Buffon, dell’uomo nella scala zoologica.
La scissione cartesiana ha influenzato profondamente il modo di intendere l’uomo e ancora oggi influenza la relazione che intercorre tra medicina e psicologia. La scissione, utile per iniziare l’investigazione scientifica del corpo, ha però (in occidente) influenzato il modo di intendere la salute e la malattia e ha portato avanti il baluardo di una separazione tra mente e corpo che ha solo valore ideologico e metodologico, ma che in realtà non esiste (basti pensare ai numerosissimi studi sulla psicosomatica o a tutte quelle sindromi i cui effetti si riscontrano sul corpo ma nelle cui cause sono da inserire complessi fattori psicologici, dunque ritracciabili nella mente)
Il problema dell’investigazione dell’anima, si risolve prima con Locke in Inghilterra e successivamente con Condillac in Francia, che consentono di superare ogni ostacolo metafisico spostando lo studio sui processi e funzioni dell’anima, senza preoccuparsi della sua essenza e dunque trascendere nel campo di investigazione filosofico e teologico.
Gli ideologi fanno la sintesi di tutti questi apporti, mostrando come sia possibile uno studio scientifico dell’uomo sul piano sia biologico che mentale.
Il mutato clima politico all’inizio del XIX secolo non consente, però, che il programma degli ideologi possa essere portato a compimento.
Con Herbart e poi Fechner si mostra la possibilità di uno studio matematico e una misurazione dei processi mentali. In questo clima di fermento e di “attesa”, altre scienze accumulano contributi fondamentali che verranno, gradualmente, a costituire i fondamenti della psicologia scientifica:
si introducono infatti elementi e concetti come (approfondimenti più avanti):
– i tempi di reazione, che, a partire dagli studi sulle equazioni personali degli astronomi, con il metodo sottrattivo di Donders forniscono il primo corrispettivo fisico di un processo puramente mentale.
– i riflessi
– la legge di Beli e Magendie che mostra la fondamentale dicotomia nel sistema nervoso tra componenti sensitive e motorie,
– il principio dell’energia nervosa specifica, che fornisce una fondazione scientifica allo studio psicologico della percezione.
– l’evoluzionismo, che introduce il concetto di adattamento e consente di allargare lo studio della nuova scienza che si sta costituendo.
Va sottolineato:
– perché non fu possibile, fino ad un certo periodo, concepire una scienza dell’uomo soltanto in termini psicologici.
– cosa rese possibile ad un tratto pensare ad una tale scienza.
– come e attraverso quali apporti poté costituirsi tale scienza.
La nostra lettura degli eventi passati è condizionata dalla nostra conoscenza degli eventi più recenti: nell’inseguire il filo logico che ha condotto il pensiero umano a impostare il problema della psicologia in termini scientifici si può essere indotti a deformare la nostra percezione degli eventi passati in funzione di quanto sappiamo degli eventi che a quelli si sono succeduti.
Non bisogna credere, da impostazione positivistica, che la scienza si sia evoluta aumentando continuamente e linearmente le proprie conoscenze (un tempo si sapeva molto poco di certi problemi, poi man mano, con l’andare del tempo se ne è saputo sempre di più).
In realtà il progresso scientifico si è avuto attraverso delle discontinuità nell’accumulo delle conoscenze, delle “rotture epistemologiche”: i veri avanzamenti non sono derivati dal sapere di più intorno a certi argomenti, ma dall’interpretare in modo diverso cose già note; una volta che ci siano effettuate questi cambiamenti di “paradigma” si è potuto riprendere ad accumulare sapere in termini quantitativi.
La storia di una disciplina scientifica non è tanto una storia di progressive acquisizioni, quanto una storia discontinua di cambiamenti, a volte drammatici.
scienza moderna nasce anche quando si esce dal “mondo del pressappoco” e si entra nell’ “universo della precisione”, precisione che va inoltre comunicata per garantire la ripetibilità di un’esperienza, prima caratteristica di un sapere effettivamente valido scientificamente.
Nonostante ciò, il cambiamento dei paradigmi fa sì che le situazioni in cui la ricerca si svolge abbiano delle caratteristiche che in certe fasi storiche sono considerate pertinenti, e non in altre (ad esempio: ai tempi di Wundt era indispensabile che i soggetti degli esperimenti fossero addestrati, oggi si ritiene corretto il ricorso a soggetti “ingenui”).Ciò rende assolutamente non comparabili i risultati ottenuti nei due contesti.
cambiamento di paradigmi, o, nel caso di nascita di una disciplina, l’istituzione di paradigmi, non avviene mai di colpo: è preparata da una serie di avvenimenti, mentre i paradigmi istituiti si consolidano, accompagnata da altri molteplici fattori.
