Il quadro contemporaneo: l’affermarsi della scienza cognitiva
La psicologia è diventata una scienza unitaria?
Psicologia e filosofia
Se accettiamo la psicologia come la disciplina che ha raccolto via via le risposte che l’’uomo si è dato da quando ha cominciato a interrogarsi sul suo comportamento e sulla sua psiche, allora dobbiamo dire che – alla fine del secondo millennio – lo scenario contemporaneo presenta, anche in Italia, una disciplina autonoma, con facoltà specifiche per l’insegnamento e con albi per le pratiche professionali.
All’interno della psicologia si è sviluppata una sorta di epistemologia naturale, cioè risposte di natura scientifica a quelli che sono stati da sempre i quesiti della filosofia della conoscenza: Come percepiamo il mondo? Come lo immaginiamo? Come possiamo pensare mondi diversi dal nostro? Come possiamo comunicare ad altri le nostro visioni del mondo? Quali cose possiamo credere se ne crediamo delle altre? Che cos’è la verità e la falsità?
La psicologia non risponde direttamente a queste domande, ma è riuscita a spezzettare tali quesiti in un’infinità di risposte molto analitiche che hanno ritrasformato i quesiti stessi al punto che da tutte le risposte dettagliate non è’ più possibile ritornare all’apparentemente semplice domanda originale.
L’intreccio tra psicologia e filosofia, che si è sciolto con la nascita della psicologia scientifica, presentava anche altri aspetti di qui non si è fatta carico tanto la tradizione sperimentale quanto quella clinica. Alludiamo qui alle problematiche dell’etica e della filosofia pratica, a domande cioè di questo tipo: Per quali motivi mi sono comportato così? Devo provare senso di colpa? Posso desiderare certe cose? Quali sono gli scopi “giusti”? Qual è la via alla felicità personale? La guerra è “naturale”? E così via.
Il primo psicologo che ha cercato di costruire un quadro teorico unitario e degli strumenti di comprensione della psiche umana che permettessero di affrontare queste domande è stato Freud.
Il suo lavoro ha dato luogo a una tradizione di ricerca sia teorica sia applicata (la psicoterapia).
Questa:
Questi aspetti di tipo qualitativo hanno fatto si che molte critiche venissero mosse alla psicoanalisi in particolare, dal momento che ogni terapia dev’è basata su una teoria della mente e/o del comportamento.
Malgrado questi legami tra le due tradizioni, che è riduttivo chiamare “sperimentale” e “clinica”, esse di fatto dialogano poco tra di loro. In realtà, come è stato spesso osservato, l’affermarsi della scienza cognitiva ha riavvicinato i due approcci.
Psicoanalisi e cognitivismo
La simmetria tra psicoanalisi e cognitivismo è basata sulla condivisione di un assioma fondamentale: quanto affiora nel comportamento e nella coscienza è il prodotto terminale di “una complicata sequela di cambiamenti, riformulazioni e trasformazioni” .
L’esperienza percettiva, il pensiero consapevole e l’azione, dipendono da una massiccia elaborazione inconscia, indagabile con metodi psicologici.
In questo senso:
La scienza cognitiva
La scienza cognitiva ha prodotto un cambiamento profondo, con essa si ha una ridistribuzione del sapere psicologico (mentre tutte le grandi scuole si fondavano su teorie che abbracciavano tutti i principali ambiti: psicologia dell’età evolutiva, la psicologia sociale, la psicologia della personalità, la psicopatologia).
Gli sviluppi di alcune problematiche classiche (processi cognitivi, neuropsicologia, psicologia del linguaggio) si staccano dalla psicologia, intesa nel senso classico delle grandi scuole, ed entrano a far parte di quell’intreccio interdisciplinare che si è deciso di chiamare scienza cognitiva.
I principali principi della scienza cognitiva:
Uno dei capisaldi teorici della scienza cognitiva è proprio il ricorso a più livelli di analisi e l’attenzione ai modi in cui i vari livelli vengono incorporati in organismi naturali o artificiali.
Per alcuni studiosi è possibile descrive la scienza cognitiva come composta di cinque discipline:
Ciascuna di queste discipline mantiene la sua identità e si sviluppa autonomamente anche all’esterno della scienza cognitiva. Ma per quanto concerne le conoscenze di ciascuna disciplina che vanno a formare la scienza cognitiva abbiamo un intreccio sempre più stretto che sta dando luogo ad una disciplina accademica nuova.

Il movimento cognitivista ha permesso a singoli ambiti tradizionali (es la psicologia dell’età evolutiva o la psicologia sociale) di svilupparsi con un’enfasi sul rigore metodologico, non più sulla base del “controllo sperimentale in laboratorio”, ma su un’altra tecnica, altrettanto analitica quale la simulazione e la modellistica.
La simulazione è diventata un’alternativa alla sperimentazione, per le modalità di controllo delle ipotesi teoriche.
